Se Tursi spende tre milioni per uno specchio

Tre milioni di euro per uno specchio. Roba che neanche la matrigna di Biancaneve li avrebbe tirati fuori. Li pagherà, invece, il Comune di Genova. Che ha deliberato lo stanziamento a fine 2008, relegandolo nell’angolino di una maxidelibera di spesa («Meno si sanno queste cose, meglio è» tuona Lilli Lauro, consigliere della Lista Biasotti, che chiede spiegazioni al sindaco), per provvedere alla copertura definitiva del Padiglione B della Fiera. Il tetto, insomma. Solo che non è un tetto qualunque: è la copertura a specchio, appunto, dell’edificio concepito dall’architetto Jean Nouvel, uno dei più noti e celebrati a livello internazionale.
Si sa come la pensano questi guru della forma e dell’estetica al servizio (se capita) della funzionalità: loro la vedono in grande, progettano strutture in grado di sfidare i secoli e le leggi di gravità. Non si occupano, giustamente, di questioni prosaiche come il vil denaro. Tanto che il nuovo, fascinoso Padiglione B, 18mila metri quadrati utili, inaugurato per il Salone Nautico e destinato a ospitare grandi imbarcazioni e gommoni, ha un costo di oltre 35 milioni di euro. Ma vuoi mettere! Si presenta come un edificio biplanare in cristallo proteso verso il mare. E, per quanto riguarda il tetto, Nouvel l’ha pensato così: «È prima di tutto un piano, un piano blu, troppo blu... evidentemente un tetto, si leggerà dalla città, dalla sopraelevata che lo costeggia, come un’astrazione, un immenso specchio blu rettangolare nel quale si riflettono o il blu del cielo o le nuvole che diventano plumbee sotto la pioggia o nel grigiore. Queste nuvole imprimono sullo specchio un lento movimento atmosferico». Poesia, più che semplice architettura. Anche se qualcuno non è d’accordo, in particolare quelli che abitano a Carignano e si sono ritrovati, al ritorno delle ferie estive, la vista mare occultata dal «padiglione blu-Puffo». Hanno protestato, i residenti, poi (settembre 2008) sono stati l’onorevole Sandro Biasotti e il consigliere regionale Matteo Rosso (Pdl) a censurare il progetto: «I soldi fatti arrivare dalla giunta di centrodestra sono stati utilizzati per creare un danno estetico e paesaggistico. Almeno bisognerebbe cercare di ridurre l’altezza dell’edificio e ridare un’estetica corretta al fronte mare». Non se n’è fatto niente.
Inutile anche l’interrogazione di Lilli Lauro che aveva chiesto, e ripropone ora, per il tetto una soluzione diversa dallo specchio: «Perché non trasformarlo in un enorme ricettore di pannelli solari, in modo da compensare la spesa con la produzione di energia?». Anche perché, ai 3 milioni, sono da aggiungere i costi di manutenzione. E con la colonia di gabbiani che gravitano a queste latitudini, il rischio è che il tetto a specchio blu-Puffo voluto da Jean Nouvel si trasformi in un «puffo» (leggere: debito) permanente, o, peggio ancora, in una collina di guano tipo Isole Ballestras. E allora addio astrazione, nuvole che imprimono un lento movimento atmosferico, e effetto-cielo. L’unico effetto certo, fin d’ora, è quello dei volatili. Impietoso e dissacrante.