Se ve le suoniamo ho pronta la trombetta

di Gian Luca Rossi

Caro Marci, lo sapevo che al momento di Juve-Inter ti sarebbe venuta voglia di giocarla. Con me in fondo ti sei sempre divertito perché condividiamo la stessa idea sul calcio: è un gioco e i nostri sfottò sono per quel pubblico che non considera Juve-Inter alla stregua di una guerra di religione. Ogni tanto però ci caschi ancora: basta una risposta scontata di un calciatore qualunque su Calciopoli e ti innervosisci. Ormai è acqua passata, è roba avanti Cristo e noi dobbiamo guardare al presente e, se possibile, al futuro. Sto scegliendo la trombetta da portarmi allo stadio. Ne ho tre e tu le hai già sperimentate tutte: la prima è quella in ottone, la più antica, il vecchio clacson di un'auto d'epoca che ho trovato chissà dove. Come sai bene, ha il problema della fuliggine. Quando la suono erutta pece e corro il rischio che ti venga la pelata a strisce bianche e nere, come se l'Olimpico non fosse già abbastanza caratterizzato dai colori della Juve. La seconda trombetta è cilindrica e tascabile, comoda da portare e da usare, ma ha un suono un po' cupo e non dà grande soddisfazione. Scarto anche questa. Mi resta la trombetta più recente, quella lunga quasi quanto un ombrello che strilla come un allarme. Vengo con quest'ultima, anche se mi sa che stasera si pareggia. Però io ho due risultati su tre. Basta che se vinci eviti di dirmi dove devo mettermi la trombetta. Tanto lo so già. Se però vinco io suono, oh come suono. Altro che all'andata!