Se Veltroni predica solo in seminario

Perché Torino? Perché Veltroni ha scelto il capoluogo subalpino per annunciare che accetta la candidatura al soglio del Partito democratico? Tralasciamo l'argomento delle finte primarie con vincitore predeterminato, gia sufficientemente dibattuto. Parliamo invece di Torino: una scelta, ripete fino alla nausea la folta stampa fiancheggiatrice che ogni giorno dedica almeno 7-8 pagine a super-Walter, per dimostrare l'attenzione del Pd e del suo leader designato alla cosiddetta «questione settentrionale». Questione che per il centrosinistra si formula così: perché al Nord non votano per noi? Be', se la motivazione della scelta è questa, cominciamo molto male. Nel senso che ancora una volta Veltroni dimostra di non capire cos'è la questione settentrionale, altrimenti avrebbe scelto Vicenza o Varese o, meglio ancora dal punto di vista, Milano. Infatti, in primo luogo Torino e il Piemonte sono quella parte del Nord che - nonostante tutto e sempre meno - si ostinano a dare la maggioranza al centrosinistra. Sono la grande industria, gli operai, una certa tradizione azionista, un certo statalismo ideologico e bacchettonismo costituzionale. La questione settentrionale nasce invece nel Nord-est e nel Lombardo-Veneto, col pullulare di piccole e medie imprese, con gli operai che diventano padroni, le nuove produzioni, i distretti industriali, il tessile-abbigliamento, l'innovazione continua. E poi il sistema dei servizi e delle professioni, delle partite Iva e del terziario. Con i relativi problemi: immigrazione, sicurezza, traffico e infrastrutture insufficienti. È questo il mondo che non vota centrosinistra, a questo mondo Veltroni dovrebbe parlare se vuole conquistare il Nord. La scelta di Torino è come andare a predicare in seminario anziché rivolgersi a infedeli e peccatori. Qui a Milano, ad esempio.