«Se vince la sinistra sarà regime: controlla tutto, anche le banche»

Berlusconi a «Batti e ribatti» lancia l’allarme contro l’opposizione che egemonizza scuola, università, magistratura, sindacati e istituzioni. «Le dichiarazioni di Prodi? Fa bassa politica, non parlo di stupidaggini»

Fabrizio de Feo

da Roma

È un monito sonante e convinto quello che Silvio Berlusconi lancia dagli studi televisivi di «Batti e Ribatti». Un campanello d’allarme fatto suonare con forza per denunciare la possibile cannibalizzazione delle istituzioni del nostro Paese da parte della sinistra. «Se alle prossime elezioni vince la sinistra saremo al regime» dice il premier. «Questa sinistra fa dell’odio per me e per noi il suo motore principale. Anzi, lo utilizza come l’unico collante degli undici partiti della sua coalizione. Questa sinistra controlla già, dopo un lavoro di decenni sul corpo sociale, la magistratura, la scuola, l’università, le cooperative, i sindacati, i patronati, le principali banche, tanto che ne ha addirittura acquistata una delle prime cinque. E poi ancora: 16 Regioni su 20, 77 Province su 110, 6.500 Comuni su 8.000. Se avranno anche la maggioranza parlamentare e il governo finirà la dialettica democratica. Finirà l’alternanza. Saremo al regime».
Lanciato l’«allarme democratico» in vista delle politiche del 2006, Berlusconi passa in rassegna il libro delle cose fatte. E alla domanda sul motivo per cui gli elettori dovrebbero ancora votare per lui, risponde ricordando il grande impegno profuso per il bene del Paese. «Credo di meritare ancora la fiducia degli elettori. Ho fatto, insieme a Gianni Letta e a molti ministri, un gran lavoro, impegnandomi da più di quattro anni, quindici ore al giorno, per tutelare gli interessi degli italiani, per garantire a tutti la più ampia libertà, per modernizzare con le riforme lo Stato e il Paese, per aumentare la credibilità internazionale dell’Italia. Dobbiamo andare avanti e non indietro».
Il premier rivendica l’attività dell’esecutivo e alcuni dei successi messi a segno in questa legislatura. «Le riforme hanno già cominciato a migliorare la vita degli italiani. A partire dal bonus di 1.000 euro per i neonati, all’inglese e all’informatica inseriti nella nuova scuola per i bambini, all’abolizione del servizio militare obbligatorio, alla maggiore flessibilità del mercato del lavoro che ha creato un milione e mezzo di nuovi posti, soprattutto per donne e giovani, all’innalzamento delle pensioni minime a 516 euro al mese per gli anziani e all’abolizione della tassa sulle successioni e sulle donazioni, che ha permesso di lasciare intatto ai figli il frutto del lavoro dei genitori».
Questo, però, è soltanto il primo tempo di una sfida politica che il centrodestra vuole giocarsi, restando un altro mandato a Palazzo Chigi così da completare l’opera di modernizzazione del Paese: «Il governo continuerà nella realizzazione del programma di riforme cercando di ridurre il costo dello Stato per far pagare meno tasse ai cittadini, di creare le condizioni per nuovi posti di lavoro, di combattere duramente il crimine portando a 10.000 il numero di poliziotti e carabinieri di quartiere, di realizzare un importante programma di edilizia per chi necessita di una casa e di sviluppare il nostro Piano decennale delle 124 Grandi Opere». Certo, nel curriculum dell’esecutivo ci sono anche le cose non fatte. Un capitolo che il premier volge al positivo, denunciando alcune cattive abitudini della sinistra. «Noi - spiega - non abbiamo mai messo le mani nelle tasche degli italiani, non abbiamo mai rubato, non abbiamo ridotto i servizi pubblici, come ci accusavano di volere fare. E, a differenza della sinistra, non abbiamo mai usato la Tv né la giustizia per attaccare i nostri avversari: nessuno ha mai sentito parlare di toghe azzurre ma solo di toghe rosse».
Scattata la sua fotografia del momento politico e ricordato il lavoro svolto dal governo, il premier si rivolge direttamente al popolo italiano, invitandolo ad alzare la testa e a non farsi travolgere dall’onda di pessimismo alzata ad arte da tutto l’apparato del centrosinistra. «Sotto l’albero di Natale mi piacerebbe che gli italiani trovassero più ottimismo e più fiducia contro i pessimisti di mestiere - raccomanda Berlusconi -, contro i pessimisti della sinistra che, spargendo ogni giorno disfattismo e catastrofismo, inducono comportamenti negativi da parte dei consumatori e di chi deve investire e rischiare, e quindi fanno il male di tutti. Bisogna essere ottimisti e credere in noi perché siamo un grande Paese».
E una grande Paese non perde tempo in polemiche, quindi nessuna risposta a Prodi che ha accusato la Cdl di minacce e lusinghe a Ciampi. «Parlo di tutto ma non di stupidaggini... La bassa politica fatela fare ai bassi - sorride il premier- Da oggi rispondo solo alle cose che interessano gli elettori».