Se a vincere è l’umanità

(...) Ma era proprio necessario parlare di «giallo», montare un caso sulla mamma che aveva nascosto il sangue per non impressionare il fratellino più piccolo, come avrebbe fatto qualsiasi genitore, evidenziare tutte le possibili incongruenze nella storia quasi a voler dire che c’era altro oltre a quello che gli inquirenti ci hanno detto fin dall’inizio, e cioè che il ragazzo si era sparato? Era proprio necessario aggiungere dolore al dolore?
Io, forse, non sarò un buon giornalista. Ma credo che un particolare in più, una pista da pistaroli, un dubbio su una mamma che ha già subito il dolore più grande, quello di trovare suo figlio in una pozza di sangue, non valga nulla di fronte al rispetto del dolore. Di fronte al cuore. Di fronte all’umanità. Se poi, come capita, il giorno dopo, sia i carabinieri, sia i magistrati spiegano una volta di più che non c’è nessun giallo, allora le domande da farsi sono molte.
Così come sono molte quelle da fare sul caso degli aborti clandestini del ginecologo suicida. Io credo che, soprattutto quando ci sono in ballo questioni sanitarie e ancor più quando c’è in mezzo la vita, la privacy sia sacra. E pubblicare iniziali, identikit, nomi, fotografie dove si dice e non si dice, è qualcosa che non fa parte del mio Dna. Io, forse, non sarò un buon giornalista. Ma non posso credere che la privacy sia qualcosa che c’entra solo con la tesserina della fidelity card al supermercato o con la pubblicazione di mail inviate a forum politici.
Il terzo caso è un po’ diverso, ma non troppo. E riguarda l’ennesima volta in cui un medico del Gaslini è stato indicato come probabile responsabile di un caso di malasanità. Per l’ennesima volta, quasi certamente non era responsabile. E per l’ennesima volta sono qui a ripetere che, in genere, al Gaslini i bambini li salvano, non li ammazzano. Ed è incredibile pensare o scrivere il contrario, accreditando - magari senza volerlo - questa tesi. Anche in questo caso, ci vuole il rispetto del sacrosanto dolore dei genitori, ma anche quello dei medici che lavorano al limite, con la vita come obiettivo.
Forse non sarò un buon giornalista, ma cerco di essere un uomo. Il più difficile dei mestieri.