Se a vincere sono solo le ragioni dei criminali

di Salvatore Scarpino

Marino Occhipinti, uno dei componenti della banda della Uno Bianca, pur avendo sulle spalle una pesantissima condanna all’ergastolo, ha ottenuto dal giudice di sorveglianza di Venezia la semilibertà. Tecnicamente, si sostiene che la decisione è ineccepibile avendo il condannato già scontato venti anni della pena.
Sarà anche così, ma si rinnova nel Paese la sensazione che le ragioni dei criminali trovino più ascolto di quelle delle vittime. È una vecchia storia che conferma il clima di lassismo che spesso turba le coscienze dei cittadini per bene.
«Ingiustizia è fatta», grida l’associazione dei parenti delle vittime, ma il loro grido si perde, come già troppo spesso è accaduto.
I giovani di oggi non sanno cosa fu il raid sanguinoso della Uno Bianca. Diciassette anni di assalti alle banche poste accanto ai supermercati e ai furgoni portavalori. I banditi sparavano con estrema facilità pronti a cancellare ogni testimone possibile. Alla fine del raid si contarono 23 morti e decine di feriti. Il cuore della banda erano i fratelli Savi, poliziotti che sfruttavano la loro esperienza per sfuggire a posti di blocco e controlli. Quando uccisero cinque carabinieri al Pilastro, a Bologna, da come si erano mossi sul terreno dell’agguato si comprese che i criminali avevano avuto un addestramento militare. Ma questo non impedì che le diverse procure impegnate nelle indagini seguissero ipotesi più suggestive e fallaci: la mafia, il terrorismo, eccetera. Il Paese fu sconvolto da quella misteriosa ondata di violenza e sarebbe rimasto nel suo turbamento senza speranza se due poliziotti di Bologna non avessero messo insieme gli elementi già registrati e che erano sfuggiti agli altri inquirenti. Fu così che finì l’epopea criminale tragica dei fratelli Savi, ai quali si unirono un altro poliziotto, Marino Occhipinti, appunto e altre figure minori.
Ora l’angoscia è finita, ma la scarcerazione per semilibertà di Occhipinti riapre una ferita morale non ancora cicatrizzata.
Sappiamo perfettamente che in questo Paese esiste un problema di sovraffollamento delle carceri, ma questo non si risolve né con le semilibertà facili, né con lo svuotamento dei penitenziari.
L’Italia vuole altro in materia di sicurezza e di rispetto per le vittime dei crimini.