Se le vittime sono antipatiche lo spettatore tifa per i mostri

Con Dog Soldiers, Neil Marshall firmava il tacito seguito del Lupo mannaro americano a Londra, miscelandolo con Alien. Ora, con The Descent («La discesa»), firma il tacito seguito di Alien in chiave saffico-speleologica! Marshall rifrigge vecchi film senza l'arguzia di Olindo Guerrini quando trattava in un famoso libro l'arte di usar gli avanzi di cucina. Va bene: The Descent suggerisce che i mostri sono meno mostri delle «vittime», ma non è una novità nemmeno nel cinema horror. E poi non ha il coraggio di andare fino in fondo; anche lo facesse, il suo film resterebbe una cosina, però sarebbe almeno una cosina insolita. Dog Soldiers lo era. Cominciava in un’atmosfera insolita, silvestre e britannica; prima che l’incubo si manifestasse, la vicenda dei sei militari era coerente e credibile; era solo nella notte di luna piena, quando essi arrivavano alla tranquilla casa dei licantropi, che cominciava la sagra delle incongruenze e delle assurdità. The Descent irrita invece subito, con l’incidente stradale improbabile, truculento e devastante, dove muoiono marito scontento e figlioletta sfortunata di una speleologa (Shauna MacDonald) appena riaffiorata. Così lei smette di guidare - fa bene - e parte per gli Stati Uniti (in realtà il film è girato in Scozia e a Pinewood) per infilarsi in un’altra grotta. E fa male, soprattutto perché lo fa con un gruppetto di cinque amiche speleologhe una più molesta dell’altra. Ciò spinge lo spettatore a tifare per gli uomini degenerati che nella grotta vivono e che si sentono giustamente urtati da una simile intrusione. Le ragazze non sono silenziose né sommesse e la loro discesa agli inferi, condotta con leggerezza sconcertante, suscita un fastidio che non placa nemmeno vederle poi morire.

THE DESCENT di Neil Marshall (GB, 2005), con Shauna MacDonald, Natalie Mendoza. 102 minuti