Sea, partita ancora aperta tra Albertini e Udc

Enrico Lagattolla

Sea, il giorno dopo la bufera è una partita bloccata. Con Gabriele Albertini che in mattinata «riscontra una clamorosa frantumazione dell’Udc», Bruno Tabacci che nel primo pomeriggio rinnova «l’adesione del gruppo alle intese raggiunte col sindaco», Emilio Santomauro che a sera denuncia «una violazione palese del regolamento» nel consiglio comunale di ieri. Totale, tutto come prima. Di privatizzazione se ne riparlerà a settembre.
Una giornata di passione. L’inizio è la dura presa di posizione del sindaco. Quel clima da «rompete le righe» non l’ha digerito. Assenze pre-feriali che nel consiglio di martedì hanno affossato la vendita del 33 per cento di Sea, prevista dal patto di maggioranza siglato a Palazzo Marino. Forse, qualche conto da regolare. E Albertini sbotta: «È clamoroso». «Clamorosa» è la «frantumazione della componente dell’Udc che proprio con il suo massimo esponente, l’onorevole Tabacci, aveva garantito l’orientamento compatto». E «clamorosamente» constata come «l’accordo politico dei segretari di maggioranza con i gruppi consiliari abbia dovuto scontare l’assenza di numerosi consiglieri, non consentendo l’approvazione della delibera entro i termini sperati». Quindi, «un ritardo dannoso per la città. Non ottenere questi fondi straordinari significa non poter dare il via con la necessaria speditezza alle opere in programma». Come a dire che con un mandato in scadenza nel 2006, sono tutti regali alla futura giunta. «Stanno lavorando per non essere rieletti», è la frecciata del sindaco. «C’è una grande visibilità nel contrastare gli orientamenti condivisi da tutti, ma non so quanto questo si traduca in consenso e popolarità».
La stoccata arriva a destinazione. Passano poche ore, e il commissario dell’Udc milanese Tabacci invia una nota in segno di pace. «Riconfermiamo le intese raggiunte al termine dell’incontro di lunedì con il sindaco Albertini e gli altri esponenti della maggioranza a modifica della delibera inerente la vendita del 33 per cento della Sea». In più, si invita il consigliere Santomauro «a ritirare l’emendamento relativo al collocamento in Borsa della Sea». E infine si apprende che «il consigliere Santomauro si è impegnato a ritirare tale emendamento al termine della discussione generale».
Dirglielo, a Santomauro, che della nota viene a conoscenza solo nel corso della seduta. Tenta più volte di prendere la parola, si agita sulla poltrona, prova a intervenire. Buona volontà, scarso successo. Alla fine, l’emendamento sul collocamento in Borsa di Sea viene messo ai voti. Bocciato: 28 contrari, 18 favorevoli, 3 astenuti, e Santomauro furibondo. «C’è stata una violazione palese del regolamento. Ho chiesto la parola con mozione d’ordine e non mi è stata data». Ostracismo ingiustificato, se è vero che «con la mia dichiarazione avrei espresso solidarietà ai miei colleghi per il lavoro che stanno facendo su questa delibera, e per senso di responsabilità nei loro confronti avrei ritirato l’emendamento». E comunque, «non per le scelte politiche della giunta».
Incidente chiuso, o quasi. Nessun «agguato» a Santomauro. «Si è trattato di un problema tecnico, non politico», assicura il coordinatore cittadino dell’Udc Pasquale Salvatore. Che un sasso dalla scarpa, però, se lo toglie. Obiettivo, Carlo Masseroli (Fi), che dopo la burrasca di martedì aveva dato l’aut-aut al gruppo dello scudocrociato: «O responsabilità o l’uscita dalla giunta». «Ricordo a Masseroli - ribatte Salvatore - che più volte la maggioranza è stata salvata in aula dall’Udc, e che tentare di migliorare una delibera è esattamente quello che si dice un atteggiamento responsabile».
In chiusura di giornata, il capogruppo Ds Emanuele Fiano annuncia battaglia alla ripresa delle votazioni. «Se l’aula dovesse approvare l’emendamento proposto dalla maggioranza, con cui si intende vendere la Sea senza il controllo del Consiglio, faremo ricorso al Tar». Dunque, Sea rimandata a settembre. E con riserva.