Sea, ricorso sulla svendita E traballa anche Bonomi

Da un lato c’è l’opposizione, che fa il suo mestiere. Il presidente Pdl della commissione Controllo sulle partecipate, Giulio Gallera, minaccia ostruzionismo in aula, esposto alla Corte dei conti e alla Procura sul «bando farsa». Quello che sindaco e assessore al Bilancio, accusati per mesi di lavorare al «piano b» per svendere i gioielli di famiglia al fondo di Gamberale, stanno cucendo su misura dell’offerta presentata venerdì scorso proprio dal fondo F2i. A 6 ore dalla seconda gara deserta su Serravalle. Un’offerta non vincolante per acquistare in blocco il 18,6% della società autostradale e il 20% di Sea per una cifra intorno ai 380 milioni. Dall’altro c’è la maggioranza, che ieri alle 21 si è riunita in un vertice fiume a Palazzo Marino con Giuliano Pisapia e Bruno Tabacci per esaminare a fondo la manovra. E su quelle 18 pagine consegnate da F2i, pure Pd, Idv e la sinistra radicale ci hanno letto troppi paletti. Vendere «in fretta» pezzi del patrimonio per mantenere il Patto di stabilità «è inevitabile» sul punto concordano quasi tutti. Ma «è il Comune che deve fissare i paletti per mantenere la governance di Sea - avverte la capogruppo Pd -, non costruire un bando che ricalchi le richieste di F2i». No al diritto di veto e alla richiesta testuale incassare anche i dividendi sull’utile 2011 («è uno sconto di 30 milioni»). L’Idv contesta «la pretesa di blindare 4 anni a Bonomi la carica di presidente e dg. Pisapia azzeri il cda di Sea».