Sea, si apre la battaglia per la vendita

Arriva in Consiglio comunale la delibera sulla privatizzazione. Scontate le barricate del centrosinistra, clima teso anche tra i consiglieri della maggioranza. De Corato: «Le elezioni si vincono con i progetti»

Tutti contro tutti. Almeno alla vigilia. Comincia la prevedibile maratona della delibera Sea in consiglio comunale. Forse oggi, ma più probabilmente giovedì, entra nel vivo la discussione in aula sulla vendita del 34 per cento della società aeroportuale che gestisce gli scali di Linate e Malpensa. Provvedimento già sdoganato dalla giunta Albertini, ma che ben altra resistenza troverà tra i banchi dei consiglieri.
Scontate le barricate nel centrosinistra, anche nella maggioranza e soprattutto in Forza Italia il clima è a dir poco avvelenato. Dubbi, proposte alternative, piccoli ricatti, micro-schieramenti rendono piuttosto incerto l’esito finale. Base d’asta (600 milioni di euro) inadeguata, patti parasociali che attribuirebbero troppi poteri al nuovo socio, assenza di un piano industriale le maggiori incertezze. E così, per richiamare all’ordine chi poi dovrà garantire presenza in aula e voti a favore, il capogruppo Manfredi Palmeri ha convocato per oggi un incontro con il coordinatore regionale di Fi Mariastella Gelmini, i commissari Luigi Casero e Maurizio Lupi e il capo di gabinetto del sindaco Alberto Bonetti Baroggi. «Se si vuole che la delibera sulla Sea sia approvata, è indispensabile che tutti ribadiscano l’accordo». Appello deciso ai consiglieri azzurri, alcuni dei quali hanno più di una perplessità, ma anche agli alleati sospettati di programmare una fronda che lascerebbe Fi con in mano il cerino e la responsabilità politica di un’operazione da almeno 600 milioni di euro non andata in porto. «Forza Italia - precisa Palmeri - sta lavorando per sciogliere i nodi tecnici: gli altri sciolgano i nodi politici». Ovvero appoggino la delibera una volta per tutte, senza tentennamenti sul voto (Lega) o emendamenti (Udc).
Assicurazioni arrivano dal vertice di An. «L’opposizione - tuona il vicesindaco Riccardo De Corato - sta facendo come sempre di tutto per impedirci di fare la cosa giusta. Ai consiglieri dico attenti, senza quei soldi non si apriranno i cantieri per la Città delle culture, la linea 4 del metrò, il canale scolmatore contro gli allagamenti a Niguarda. E poi non è mica Albertini che dovrà andare a chiedere i voti, ma i partiti e i consiglieri che ora magari fanno storie. Ricordino che le elezioni si vincono con i progetti, mica con le favole». Dubbi sul prezzo? «Macché dubbi. Seicento milioni di euro aveva detto Albertini nel 2001, prima delle Torri gemelle, la guerra, gli attentati. Il centrosinistra ci sfidava a incassarli adesso. Ora che abbiamo dimostrato che si può, dicono che 600 milioni sono pochi. Non capisco». Deciso anche Fabrizio De Pasquale: «È il modo migliore per dimostrare che il centrodestra ha le idee chiare su come finanziare lo sviluppo della città. E per cominciare subito il lavoro sui progetti dei prossimi cinque anni di amministrazione, senza perdere questi mesi che ci separano dalle elezioni».