Sea, il Tar «sospende» la vendita delle azioni

Goggi: «Provvedimento cautelare provvisorio, la causa deve ancora essere decisa nel merito e dimostreremo la legittimità delle procedure». Penati impugnerà la delibera dell’assemblea

Sì al maxidividendo, alt alla vendita. Si ingarbuglia sempre di più la matassa della privatizzazione Sea, la società aeroportuale che gestisce gli scali di Linate e Malpensa e di cui il Comune vuole cedere il 33 per cento. Ieri ultima puntata in due atti dell’interminabile telenovela. In mattinata l’assemblea dei soci con il varo dei 200 milioni di euro da distribuire tra i soci. Nel primo pomeriggio la «sospensiva» del tribunale amministrativo regionale della Lombardia che ha accolto il ricorso presentato dai consiglieri di centrosinistra a Palazzo Marino. Respinto, invece, il ricorso presentato dalle Province di Milano e Varese. E, per oggi, è già in programma il nuovo episodio. Scade, infatti, il bando per partecipare all’asta. Buste consegnate e dubbio se, nonostante la decisione del Tar, si debba procedere o meno all’apertura. «Intanto - mette le mani avanti l’assessore Giorgio Goggi -, bisogna vedere se ci sono buste da aprire. In ogni caso, aspettiamo di leggere l’ordinanza del Tar per conoscere le motivazioni e sapere come orientare la nostra attività. Attendiamo la notifica che dovrebbe arrivare domani mattina (oggi, ndr). È inutile fasciarci la testa prima di leggere l’ordinanza».
Ma, prima ancora del divampare delle polemiche politiche, arriva l’annuncio di un nuovo ricorso. Mittente, questa volta, Palazzo Isimbardi. Con il presidente diessino Filippo Penati che impugnerà la delibera dell’assemblea degli azionisti di Sea sulla distribuzione del maxidividendo. Il ricorso riguarda la procedura di convocazione dell’assemblea che, secondo il presidente, «non è stata validamente effettuata ai sensi del codice civile». Inoltre la delibera riguardante il dividendo «non è stata assunta in sede di regolare approvazione del bilancio al 31 dicembre 2005». La Provincia ha chiesto poi la convocazione di un’assemblea straordinaria il 24 febbraio per «conoscere il piano industriale e chiedere al Consiglio di amministrazione chiarimenti circa l’esistenza di possibili lettere di dimissioni firmate in bianco dagli stessi consiglieri e consegnate nelle mani del sindaco Gabriele Albertini».
Pronta la replica di Palazzo Marino che dopo aver espresso «soddisfazione per la decisione del Tar di respingere nuovamente le istanze di sospensiva presentate dalla Provincia di Milano e di Varese», sottolinea che la sospensiva è un «provvedimento cautelare provvisorio e che la causa deve essere ancora decisa nel merito». «In quell’occasione - si legge in una nota - l’amministrazione sarà in grado di dimostrare l’assoluta legittimità delle procedure seguite».
«Alle sentenze dei giudici si obbedisce - tuona dai banchi dell’opposizione Basilio Rizzo - e non si cerca di fare i furbetti di Palazzo Marino. Mi auguro quindi che non si vada avanti magari mettendo i funzionari in una situazione delicata. E poi - aggiunge - perché il Comune non ha voluto incassare il dividendo subito, ma il 13 marzo? Forse perché quei soldi devono essere messi a disposizione del potenziale acquirente. È singolare che solo l’assessore Goggi, in rappresentanza della giunta, abbia votato contro la distribuzione immediata delle riserve straordinarie. Se si è scelto di distribuire quei denari perché non farlo subito, visto che il Comune, avendo ora l’84 per cento delle azioni avrebbe beneficiato di un introito maggiore rispetto a quello che potrebbe avere una volta venduta la quota del 33? È chiaro che una simile decisione rappresenta un danno per le casse comunali».