«Sea vale centocinquanta milioni in più Così è una vendita a buon mercato»

Balotta (Fit-Cisl): «Per l’azienda, ora prigioniera di Alitalia in crisi, è meglio il collocamento pubblico»

Claudio De Carli

Malpensa primo hub europeo nella puntualità dei decolli, un grande risultato che rilancia tutto il sistema aeroportuale italiano e in particolare milanese con le note positive che arrivano anche da Linate. Ma c’è chi è preoccupato: la replica è di Dario Balotta, segretario generale trasporti Fit Cisl Lombardia.
Segretario, cosa c’è, cosa la rode?
«Io non mi faccio confondere dalle cifre e non mi esalto davanti a un primato che ora bisogna mantenere».
Goderselo non se ne parla?
«I dati di traffico dicono che siamo inferiori a Francoforte, Parigi, Amsterdam e Fiumicino, è evidente che più ci sono movimenti, più aumentano le probabilità di ritardi. E poi restiamo sotto la media europea nella consegna dei bagagli. Finalmente abbiamo conquistato una posizione di prestigio ma all’interno dell’aeroporto le cose possono ancora migliorare, parlo di bagagli, servizi, check-in. La classifica di Aea dice che stiamo andando bene ma la capacità di gestione deve essere migliorata».
Lei ce l’ha con Sea handling?
«Trovo curioso che sia stato silurato l’amministratore delegato Domenico Silvestri nonostante sia riuscito a portare la società a ottimi risultati e abbia ridotto il disavanzo di oltre il 50 per cento in due anni. Lui voleva far uscire Sea handling da un mercato modesto e aveva intenzione di comprare Alitalia Airport, la società di servizi aeroportuali. Una prospettiva di sviluppo per Milano e tutto il sistema».
Cosa cambia?
«Che con questa politica Sea resta prigioniera di Alitalia che non è ancora uscita dalla sua crisi e lo dimostra l’hub che occupa con lo stesso organico di prima e non ha ancora fatto la scelta di creare base a Malpensa».
Altre cose importanti che non la lasciano riposare?
«Sono preoccupato dalla vendita di Sea e dalla sua sorte. Alla luce di questo risultato positivo sulla puntualità, credo possa avere un prezzo ben più alto. Si tratta attorno ai 600milioni per il 34 per cento delle azioni ma questa cifra è inferiore alla valutazione di Save, gestore di Venezia, e Adr di Roma. Per noi mancano almeno 150 milioni di euro».
Lei cosa suggerisce?
«Meglio il collocamento in Borsa perché così si assicura il controllo pubblico di una società di servizi e la rendita di posizione derivante dal monopolio aeroportuale sarebbe trasferita anziché a un soggetto unico a un azionariato diffuso di cittadini milanesi».
Almeno Linate la convince?
«Linate va bene così, rimane la carenza di organico. Quando c’è stato il problema della neve, non erano le macchine di deicing a mancare ma gli uomini. Non si può fingere che Linate sia sopraorganico, è assolutamente vero il contrario».
Ci scusi, ma lei queste cose perché non le dice direttamente al presidente di Sea?
«Perché è convinto che io sia solo uno che strumentalizza tutto. Invece sono uno con gli occhi aperti».