Sea vede salire traffico e utile

Bocciate. Standard&Poor’s e Moody’s non passano l’esame della Consob. La colpa: scarsa conoscenza delle normative che regolano dall’inizio di luglio le comunicazioni, a livello europeo, ai mercati. E così, dalla Commissione guidata da Giuseppe Vegas è arrivato ieri il verdetto, trasmesso come da prassi all’Esma, la super-Consob Ue: «In questa fase per altro intermedia al procedimento, non è stato possibile rilasciare parere positivo» in merito all’autorizzazione a operare per le due agenzie di rating. A S&P e Moody’s è stato richiesto «di adeguare le proprie procedure al fine di renderle pienamente aderenti alla normativa europea». Sulla terza maggiore agenzia di rating, Fitch, l’istruttoria è invece ancora in corso.
Ma cosa ha spinto l’Authority a prendere una decisione di questa portata, in un momento tra l’altro in cui S&P è nell’occhio del ciclone per aver tolto all’America le tre A e, più genericamente, le agenzie di valutazione sono accusate di avere un potere eccessivo che esercitano nonostante la loro comprovata fallibilità? Fonti della Consob rimandano al mancato adeguamento alla normativa comunitaria, ricordando come le agenzie di rating siano soggette al regime di vigilanza. Difficile, tuttavia, non mettere in relazione la bocciatura con i giudizi diffusi a Borsa aperta da S&P e Moody’s all’inizio di luglio. Da Standard&Poor’s la Consob aveva infatti preteso chiarimenti per il parere sostanzialmente negativo («restano rischi») dato sulla manovra correttiva del governo da 47 miliardi di euro non solo prima della chiusura dei mercati, ma ancor prima della pubblicazione del testo definitivo. E un altro faro era stato acceso su Moody’s a causa del report con cui l’agenzia metteva sotto osservazione il rating di 16 banche italiane per un possibile declassamento.
Certo è che S&P non sta vivendo un buon momento da quando ha tagliato la tripla A agli Stati Uniti. Dopo aver incassato il colpo dell’inchiesta federale aperta per sospetto di manipolazione truffaldina di titoli legati ai mutui subprime, ora la regina delle agenzie di rating è scossa da un terremoto al vertice. Il suo presidente, Deven Sharma, lascerà infatti a fine anno l’incarico. Sharma sarà rimpiazzato dall’ad di Citibank, Douglas Peterson. Secondo fonti dell’agenzia Bloomberg, Peterson era stato contattato da McGraw-Hill (l’azionista principale di S&P) già lo scorso marzo. Dunque, non vi sarebbe alcuna correlazione tra il pas d’adieu di Sharma e gli ultimi avvenimenti. Qualche dubbio, però, rimane. Almeno se si guarda allo scontro dietro le quinte che si sta consumando tra gli azionisti di McGraw-Hill, i cui titoli hanno perso dal 5 agosto l’11%, quasi il doppio rispetto alla media del Dow Jones.