SEAN LENNON Il figlio di John tira al risparmio

«Non voglio spendere un milione di dollari per fare la popstar»

Sean Lennon è transitato da Milano, suonando ai Magazzini Generali, nell'aprile del 1998. Supporter degli allora lanciatissimi Air, il pargolo del mitico John e di Yoko Ono, oggi 31enne (è nato a New York il 9 ottobre 1975), ne aveva approfittato per far conoscere Into the Sun, l'album di esordio uscito per la Grand Royal, l'etichetta (poi fallita) dei Beastie Boys. Un debutto cantautorale, piacevole ma tutt'altro che indimenticabile e dalla resa commerciale così così, nel quale recitava il ruolo dell'eclettico: un tocco di tropicalismo e di jazz; un altro di indie pop-noise; e, qua e là, l'inevitabile riferimento alle melodie beatlesiane. Un'eredità da cui è praticamente impossibile sfuggire.
A quasi nove anni di distanza, ci riprova. Stavolta con uno show tutto per sé (con band al seguito) al Rainbow Club, sulla scia della nuova fatica, Friendly fire, una raccolta di canzoni pop-rock delicate e fragili, malinconiche e riflessive, specchio del carattere dell'autore.
«In questi anni non sono stato fermo - ha precisato alla rivista Time Out New York -. Ho fatto musica in modo più anonimo. Non che abbia smesso di registrare, suonare ed esibirmi, ho continuato a fare tutte queste cose, solo più discretamente. C'è stato un periodo dopo il mio album di debutto in cui ho voluto seguire un modo differente di fare le cose. Perché c'è una vasta discrepanza tra quello che molta gente pensa di me - il figlio di John Lennon - e quello che sono».
Negli ultimi anni, che il suo entourage definisce come «un intervallo», Sean Lennon ha collaborato con l'amata madre (a proposito: Yoko Ono ha realizzato un nuovo cd, Yes, I'm a witch, nel quale propone infatti 15 suoi pezzi fra 1969 e '96 di cui sopravvive solo la voce, mentre il resto è risuonato da alcuni dei maggiori esponenti della scena giovane, scelti da lei stessa), e, tra gli altri, con Vincent Gallo, Thurston Moore, John Zorn e Ryan Adams.
Inoltre, sembra avere capito che cosa non andava nel cd d'esordio: «A quel tempo, avevo assunto un famoso produttore e ho provato a essere una popstar. È quello che la gente si aspetta da me. Ma sarebbe stato totalmente disonesto. Così ho fatto qualcosa di completamente diverso rispetto alle attese. Non ho voluto spendere un milione di dollari per un mellifluo disco pop».
Il punto di partenza di Friendly Fire è riconducibile alla fine della sua relazione con Bijou Phillips (l'attrice-modella, figlia del cantante dei Mamas and the Papas John Phillips), dopo aver scoperto che lo tradiva con il suo miglior amico, Max Le Roy. Scrivere canzoni sulla storia ha avuto un effetto catartico. «La parte più terribile di questa storia - ha commentato di recente - è che Max è morto (in un incidente stradale, ndr) e io mi sento molto stupido per non aver voluto fare pace con lui. Eravamo come gemelli, amici fin dall'infanzia».
Sean Lennon, Rainbow Club, via Besenzanica 3, lunedì 12, ore 21. Ingresso 18 euro.