Seat Pagine Gialle ora non è più in vendita

da Milano

I contraccolpi della crisi dei mutui subprime cominciano a farsi sentire anche nel settore delle acquisizioni di società. E anche il passaggio della quota di controllo della Seat sembra farsi più lontano, come ha detto Nicola Volpi, managing partner di Permira, uno dei quattro fondi di private equity che controllano il 49,6% del capitale del gruppo guidato da Luca Majocchi. Volpi lo ha detto a margine del convegno «Management e buyout» organizzato dall’Aifi.
«Affari di queste dimensioni non sono possibili in questa fase di mercato» ha aggiunto Volpi riferendosi all’eventuale buyout di Seat. «Adesso la società andrà avanti con l’implementazione del piano di sviluppo di Majocchi. Vedremo in futuro, in un’altra fase di mercato». Volpi ha spiegato che dopo la crisi sul fronte del credito provocata dai mutui subprime «si fanno tranquillamente deal fino a 1,5 miliardi di euro, non mega buyout. Magari si paga di più il credito, ma le operazioni si possono fare», ha aggiunto. A maggio Cvc Capital Partners, Investitori Associati, Bc Partners e Permira avevano conferito a Lehman Brothers l’incarico di esplorare le possibili opzioni finanziarie e strategiche per massimizzare il valore dell’investimento in Seat. In altri termini, si trattava di un mandato a vendere, anche se già da gennaio Seat era stata di fatto messa sul mercato.
Volpi, ha aggiunto che probabilmente non verrà rinnovato il mandato a Lehman Brothers per esplorare le opzioni di valorizzazione dell’investimento dei quattro fondi di private equity in Seat Pagine Gialle. «Non vedo il motivo per cui si debba rinnovare il mandato a Lehman in questo momento - ha detto Volpi - ma è una decisione che va presa con gli altri tre fondi». Il mandato era stato assegnato alla banca d’affari nel mese di maggio per una durata di 6 mesi, la scadenza è quindi prevista per il prossimo novembre.
I fondi erano entrati in Seat nel 2003, pagando tre miliardi per il 61,5% del capitale, ma erano prontamente rientrati grazie alla distribuzione dei dividendi. Oggi il 49,6% viene valutato intorno ai due miliardi.