La secessione fiscale

Non so quanti se ne siano accorti, ma se davvero scatterà l'aliquota del 43 per cento a partire dai 70mila euro di reddito (e non più dai 100mila) ogni strato sociale del Nord Italia sarà probabilmente consegnato al centrodestra. I dati del ministero delle Finanze parlano chiaro: dei neo-tartassati, che appunto vivono pressoché tutti al Nord, solamente un terzo sono professionisti: il resto sono lavoratori dipendenti tra i quali docenti qualificati, operai specializzati, comunque gente che non guadagna più di 3.600 euro il mese e che da quanto si apprende vota anche a sinistra. Come ha notato sulla Stampa Riccardo Illy, che appunto è di sinistra, la neo tassazione colpirebbe il ceto medio produttivo il quale lo recepirebbe come un tradimento bello e buono, perché questo aumento delle tasse non era nel programma della sinistra e, anzi, era stato risolutamente negato. Sul Riformista lo ha confermato anche Luciano Pizzetti, segretario regionale del Ds: «Qui non ci voterebbero più». L'ipotesi che l'intero ceto medio del Nord passi al centrodestra, poi, va contemperata con una serie di dati forse dimenticati: alle scorse politiche, sempre al Nord, la maggior parte degli operai ha votato centrodestra (45,7 per cento contro 37,5) e lo stesso ha fatto la maggior parte dei pensionati (48,7 contro 37,5) e così pure i disoccupati (42,5 contro 38,8) e insomma, a sinistra la fatidica lotta di classe non avrebbe più una sola classe.