LA SECESSIONE DI ROMA

È inevitabile dopo le cibarie di queste feste bighellonare, e, anche per svuotarsi i polmoni dell'aria viziata, vagare. Così finisco nella piazza di una città come tante del centro Italia e arrivo fin dove la luce nitidissima di queste giornate orna di un'ombra azzurrognola uno scalone. Sotto ci sono le lapidi con scritti i nomi di due miei giovani antenati morti con Garibaldi, all'assedio di Roma. Non me n'è scemato l'orgoglio; anzi ancora mi fanno una certa commozione. Ma non riesco a evitare di chiedermi, se non sarebbe stato meglio, per tutti, fare a meno di Roma. E se ora me lo chiedo io, cosa mai si chiederà quel veneto o lombardo, che scopre in una lapide del Risorgimento o della Grande Guerra il suo cognome? È possibile che non si chieda per chi costoro sono morti, e a cosa ci serva ormai Roma? Perché non c'è battito di ciglia di Mastella oppure confusione erotica dei comunisti o discarica bassoliniana, che per il Nord non evolva a nuove tasse. E in cambio di cosa? Per sentirsi adesso insicuri a casa propria, e impoveriti, o per vedere la Lombardia trattata, nella vicenda dell'Alitalia, come l'Etiopia ai tempi del Duce?
Le piccole anime del governo Prodi non se ne accorgono, ma stanno consumando il nesso residuo, persino sentimentale, tra Roma e l'Italia più operosa. Hanno onorato, dacché sono stati eletti, solamente le clientele che li hanno fatti vincere. Ed ecco spiegato un governo che non ha la dignità per costringere alle dimissioni Bassolino, ma dove non c'è un ministro di Milano. E al Quirinale siede Napolitano, e dalla loro stanno pure le banche, come sarebbe stato impensabile ai tempi di Cuccia. Ovunque ci si giri: un potere esaustivo negli ossequi politici governativi. Il risultato è che mai s'era visto un distacco del Lombardo Veneto da Roma come quello indotto dai tifosi di Prodi.
Anche perché una volta si poteva forse rimproverare al Nord di non volere governare, che le sue élite fossero interessate solo all'economia. Ma clamorosamente da anni non è più così. Le novità politiche dell'Italia sono nate al Nord: la Lega di Bossi, Forza Italia. E di voti ne hanno presi tanti, sovvertendo la politica, mentre Prodi non ne ha recuperato uno. Deve la sua incerta elezione a Napoli, indi al genio delle discariche, a Bassolino. E perciò persino le uscite più rodomontesche di Bossi stanno ora divenendo vere. Quei confusionari a Roma stanno rovinando l'Italia, molto più di quanto si potesse immaginare. Del resto lo scenario si va drammatizzando anche altrove. Il Belgio, è in predicato per una secessione. E persino nella quieta Svizzera, dove non succede mai niente, Cristoph Blocher, vincitore delle elezioni, è stato escluso dal governo. Non è valsa per lui e i suoi «la concordanza». La consorteria elvetica di centrosinistra lo ha infatti escluso da un governo sempre unanime, con rare eccezioni. Anche all'estero dunque il peggio della globalizzazione è assecondato dallo statalismo. Però come al solito in questo difetto cinese noi siamo ormai tra i primi. I giochi romani, continuassero, si stanno alla fine giocando l'unità della nazione, e non se ne rendono conto...