Il «Secolo d’Italia» piace ai giornalisti meno ai lettori

Il Secolo d’Italia piace molto ai giornalisti, un po’ meno ai lettori. Col nuovo corso dato all’ex organo del Movimento sociale, poi Alleanza Nazionale, il direttore Flavia Perina ha fatto incetta di citazioni e richiami, su Corriere, Repubblica e altri quotidiani. Tutti incuriositi da questa nuova destra che critica le ronde e contesta le leggi anti-clandestini titolando «No all’apartheid». Per non dire del caso Englaro, quando il giornale si è smarcato dalla linea del governo e ha fatto l’occhiolino all’opposizione. Recentemente, poi, hanno fatto scalpore le critiche al machismo e al velinismo. Ma all’edicola, i riscontri non sembrano dei più incoraggianti. Giusto ieri, infatti, il quotidiano pubblicava il bilancio annuale (riferito al 2008). Ebbene, i ricavi derivanti dalle vendite ammontano a poco più di 271mila euro. Fatto qualche semplice calcolo, se ne deduce che ogni giorno le copie vendute si aggirano sulle 700. Il nuovo corso evidentemente non piace a molti.