Il Secolo in rosso rischia di chiudere: barricate di Fli

Il quotidiano batte cassa. Il Pdl: "Sì agli aiuti, ma poi dovrà camminare da solo". Ma i finiani gridano al colpo di Stato

Roma - Gli «amabili resti» di An nel 2011 saranno fondazione. Intanto le due anime, quella pidiellina e quella confluita in Futuro e Libertà, proseguono la convivenza forzata per amministrare il patrimonio dell’ex partito. Ieri si è riunito il Comitato dei garanti, che conta tre membri finiani (Raisi, Digilio e Lamorte) e sei del Pdl (Caruso, Gamba, Leo, Biava, Petri e Valentino). All’ordine del giorno la sostituzione di due dei tre membri del comitato di gestione, dove era rimasta solo Rita Marino, segretaria di Gianfranco Fini. I due dimissionari erano Giovanni Catanzaro e il presidente del comitato, l’ex tesoriere di An Francesco Pontone, che firmò la cessione alla Printemps della casa di Montecarlo. Ieri Pontone ha presentato un rendiconto economico, non approvato nel corso della riunione perché verrà sottoposto a una società di revisione indipendente.

Il comitato dei garanti ha preso atto delle dimissioni dei due, eleggendo come nuovo presidente il senatore del Pdl Franco Mugnai, 7 voti a favore e due astenuti. Più contrastata la nomina di Antonio Giordano, ex dirigente di An, ora nel Pdl, non parlamentare: 6 a favore, 3 contro. «Dell’amministrazione dei beni di An si è parlato poco proprio perché non si è votato sul rendiconto», spiega il senatore Giuseppe Valentino: «Il tema affrontato è stato quello del finanziamento del Secolo d’Italia, visto che c’era Raisi che ne è amministratore». Tema delicato: il quotidiano che fu di An batte cassa per la propria sopravvivenza. «Raisi - spiega il senatore Caruso - aveva già sottolineato l’esigenza di nuovi finanziamenti. Il Secolo ha già ricevuto da An 3,5 milioni di euro nel 2009, e ne ha chiesti altri 900mila per il 2010». Come noto, il quotidiano diretto da Flavia Perina tiene una linea fedele a Fini e piuttosto dura con il Pdl. «Abbiamo fatto presente, quanto alla linea editoriale, che l’aderenza a Fli non va bene. Ben venga l’indipendenza, non la trasformazione in house organ finiano», chiosa Caruso. E se la Perina accusa («Vogliono chiuderci, e il vero problema non sono i soldi ma la linea politica del giornale»), Caruso e Valentino ribattono: «An non ha più introiti, non è pensabile che continui a dare soldi al Secolo, che pur ricevendo contributi dallo stato per 2,7 milioni di euro, verso An ha maturato 6 milioni di euro di debiti, fermo restando che An ha già rinunciato alla restituzione di 12 milioni. Un quotidiano non può vivere al di sopra delle proprie possibilità». Rottura, dunque? Affatto. «Nonostante la linea politica e il numero ridicolo di copie vendute continueremo ad aiutarli. Oggi abbiamo erogato 300mila euro, più un ulteriore sconto di 500mila euro dal monte debiti. E siamo pronti a dare altri 600mila euro, ma come prestito, l’ultimo». E a una condizione. «Un piano industriale - concludono i due senatori - che mostri che il giornale sia in grado di camminare da solo, visto che sono gli ultimi soldi che diamo. E un minimo di condivisione della linea politica: in futuro, vorremmo esprimere un condirettore».