La seconda vita del filosofo: da «casella vuota» a ideologo del centrodestra

È il politico più gettonato negli eventi organizzati dalla Cdl. Casini, Bondi e Fini lo consultano spesso. E per la Lega è un faro sui valori

Francesco Kamel

da Roma
«Pera chi?» si chiedeva Antonio Fazio svillaneggiando, nel gennaio del 2004, il presidente del Senato Marcello Pera che in precedenza aveva osato chiedere conto degli scandali finanziari in corso. Oggi quella domanda sgarbata non avrebbe più senso perché è «l'oggetto» dell'impropria domanda di Fazio a essere cambiato. Di lì a poco, infatti, sarebbe iniziata la «seconda vita» dell'autorevole professore liberale di Forza Italia, eletto il 30 maggio 2001 alla presidenza del Senato. Un tempo considerato «isolato», «impolitico», «lontano dai partiti», «una casella vuota», Pera nell’ultimo anno «ha svoltato». Da comparsa istituzionale il filosofo è diventato un protagonista politico. La sua escalation oggi fa riflettere i vecchi marpioni della politica. Ecco la grande corsa: scrive con il cardinale Ratzinger un libro sul relativismo e dopo il suono delle campane di San Pietro, si ritrova coautore di un testo con Papa Benedetto XVI. Fa una battaglia quasi solitaria per il No al referendum sulla procreazione assistita e si ritrova in sintonia con milioni di italiani. Unico politico del Bel paese chiamato a tenere conferenze all’estero (prossimamente a Yale e Georgetown), Pera oggi è il politico più gettonato alle kermesse del centrodestra. Strappa gli applausi ai ciellini di Rimini, è l’ospite d’onore dei giovani di An, tanto che a Milano il partito di Fini vuole il presidente del Senato come testimonial dei valori. Pera da liberale e studioso della popperiana società aperta, si ritrova nelle vesti di ideologo della destra. «È l’unico che in questo momento sta facendo politica», dicono alcuni colonnelli di An. Non è un mistero che Gianfranco Fini ne segua sempre più le mosse e ne ascolti i consigli. Come non è un segreto che Pier Ferdinando Casini segua con sempre più costanza le sue «lezioni». E in Forza Italia? Gianni Letta ne condivide le preoccupazioni sulla tenuta della Cdl, Sandro Bondi si consulta sempre più spesso con lui sul partito unitario. Per il Carroccio è il profeta dell’identità e dello scontro di civiltà. Esprimendo idee e posizioni forti, Pera è diventato il bersaglio preferito della sinistra. Epici gli scontri in aula con il capogruppo ds al Senato Gavino Angius. Attaccato e temuto perché «nuovo ideologo della destra italiana». Se gli strappi di Fini sono incomprensibili per la base di An (e non solo) all’elettorato in cerca della triade Dio-Patria-Famiglia, quello che dice Pera suona come musica. Non a caso quella triade è il punto di riferimento dei repubblicani americani. Secondo i suoi spin doctor Pera «innanzitutto ha fatto una riflessione autocritica del liberalismo, chiamato ad affrontare le nuove sfide ambientali che si sono fortemente acuite a partire dall'11 settembre». Per questo, Pera ha posto l'attenzione sul mondo neo-con americano «che fornisce interessanti spunti dal punto di vista metodologico: non un'operazione di importazione culturale dagli Usa, ma una riflessione per recepire possibili elementi che potessero essere utilizzati nel contesto italiano. Anche perché Pera è stato tra i primi a capire che per il centrodestra italiano, finita la fase dell'entusiasmo del 1994, era necessario affrontare una definizione della propria identità culturale e politica. Anche per questo ha cominciato a battersi per superare la contrapposizione tutta italiana tra laici e cattolici. Questo non per sfruttare in maniera strumentale la religione ma per vincere la sfida sull'identità. Ai laici ha chiesto di riconoscere il debito culturale verso il cristianesimo e interpretare questo debito all'interno della politica. Allo stesso tempo, ha evidenziato la necessità per i cattolici di interpretare la propria presenza nel sociale non in termini temporali ma spirituali e quindi di superare una visione basata sulla «forza» nella società».
Altra novità: la Fondazione Magna Carta. Mentre i professionisti della politica sono «scortati» da improbabili consiglieri e portaborse, il presidente del Senato si è circondato di intellettuali. Magna Carta è una Fondazione «dedicata alla ricerca e allo studio di ipotesi di riforma in quattro grandi aree tematiche: la politica estera; la riorganizzazione dello Stato; l'innovazione, la ricerca e l'istruzione; il welfare, l'economia e il mercato». Magna Carta vuole «contribuire ad affermare una nuova cultura politica con uno spirito di concreto pragmatismo». Pera è il presidente onorario di Magna Carta, con cui mantiene un rapporto fecondo che gli consente di portare nell'agone politico i contributi e le analisi della Fondazione. Così quel circolo di intellettuali in poco tempo è diventato uno dei più forti think tank europei. Anche per questo il messaggio del presidente del Senato fa presa sui giovani universitari e sul movimento dei blogger vicini al centrodestra. Mentre i suoi detrattori dicono che fa «discorsi a Pera», sui siti internet ha cominciato a far bella mostra di sé un banner che è tutto un programma: «I love Pera» in stile newyorkese. E al posto della Grande Mela c’è... Pera.