Seconde case, la tassa Soru solo per chi non è sardo

Raffica di cartelle esattoriali ai proprietari-turisti &quot;italiani&quot; di abitazioni per le vacanze. E riesplode la protesta degli operatori nautici della regione: &quot;Abolire la tassa sul lusso, danneggia la Sardegna&quot;. <a href="/a.pic1?ID=175296"><strong>Leggi le e-mail dei &quot;tartassati&quot;</strong></a>, scrivi al <strong><a href="mailto:redazione.web@ilgiornale.it" target="_blank">Giornale.it</a></strong>

Cagliari - Arriva la "tassa Soru" anche per le seconde case, la stangata imposta dal presidente della Sardegna solo agli italiani-turisti (ai sardi-turisti no, loro non pagano forse perché votano sull'isola...), con la complicità del centrosinistra che si conferma ancora una volta come il vero "partito delle tasse".
Renato Soru l'ha chiamata "tassa sul lusso", forse perché fa effetto, è popolare, anzi, "populista". Fa sempre effetto puntare sulla parola d'ordine "chi più ha più paghi": infatti la tassa riguarda aerei privati, barche, yacht e maxi-yacht (da 14 metri in su).
Ma anche le seconde case. (Leggi le e-mail dei "tartassati", scrivi al Giornale.it) E qui il discorso si complica, ed allora è meglio parlare di "tassa Soru". E' meno populista.
Proprio in questi giorni infatti stanno arrivando ai proprietari delel case di vacanza (che già pagano l'Ici) le cartelle esattoriali che ingiungono di pagare la "tassa Soru": minimo 900 euro all'anno, ma sopra i 62 metri quadrati si schizza già a 1500 euro e via via pagando. Senza neppure distinguere sulla "qualità" dei metri quadrati o la ricchezza reale o presunta del loro proprietario (sono di un benestante, di un imprenditore, di un lavoratore a busta paga, di un pensionato? E' uguale: sempre 900, 1500 o più euro da pagare, grazie...). Una tassa "democratica" insomma che colpisce oltre alle villone delle feste smeraldine, anche le due stanze con bagnetto del turista qualsiasi che magari ha pagato un mutuo e ci ha messo sopra i risparmi di anni e anni di lavoro, solo perché ama e rispetta la Sardegna. Ma è un turista: e allora paghi.

E attenzione, turisti non sardi, arriverà anche la tassa di soggiorno... Intanto arrivano mail di protesta e le telefonate dei proprietari che giudicano ingiusta la tassa. Ci si chiede se sia costituzionale o meno, visto che un residente sardo che ha una o magari due seconde case sull'isola, a differenza di un "italiano" di Milano, Roma o Napoli non deve pagare la "tassa Soru" e ci si si chiede che cosa dà al turista "non sardo" la Regione in termini di servizi e qualità dell'offerta in cambio dell'ennesimo obolo. Fino ad oggi davvero poco.
Non solo. La "tassa Soru" colpisce anche le abitazioni dei centri storici costieri, anche se in realtà sono lontane delle spiagge e magari (come è il caso della Maddalena), si affacciano sul porto e sulle banchine dove attraccano in continuazione i traghetti che scaricano migliaia di auto che inquinano, camion e quant'altro. Vecchie case ristrutturate negli antichi borghi (contribuendo alla loro riqualificazione senza aggiungere o creare nuove volumetrie). Ma a protesta contro Renato Sou e appellarsi al partiti politici sono proprio gli imprenditori turisti della Sardegna, in particolare quelli del settore nautico, che è arischio-crisi.

Nautica in rivolta: "Un danno per i sardi" È infatti lo slogan che apre la pagina a pagamento sui quotidiani sardi comprata dal Consorzio Rete porti Sardegna e da una trentina fra altri porti, associazioni e privati dell’isola, per contestare la "tassa Soru" istituita l’anno scorso sulle imbarcazioni di lunghezza superiore ai 14 metri che attracchino in Sardegna nei mesi estivi. Ci sono, dicono, "dieci buone ragioni per eliminarla", mentre il Consiglio regionale è impegnato nell’esame della finanziaria regionale, ben oltre i quattro mesi di esercizio provvisorio, che la ribadisce con alcune modifiche. "Nel 2006 la tassa ha fatto incassare circa 1,5 milioni di euro. Per riscuoterla - sottolineano i firmatari dell’appello all’assemblea sarda - fra agenzia regionale delle entrate, consulenze, personale dei vari assessorati, osservatorio industriale e corpo forestale, si è speso probabilmente almeno il doppio".

Fuga di imbarcazioni Nella scorsa stagione i porti della Rete Sardegna hanno avuto un calo medio di presenze di imbarcazioni di oltre il 42%, a vantaggio dei concorrenti corsi, croati e spagnoli. Nel 2007, se la tassa non sarà abrogata, il calo di presenze sarà attorno al 70% rispetto al 2005. I fornitori di servizi alla nautica - rivenditori di carburanti, agenti marittimi, servizi di ristorazione, tassisti - hanno subito nel 2006 cali medi di fatturato del 30%". A questo siaggiunge il "tremendo" danno d'immagine per la Sardegna. Ricordando che l’imposta è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale e ha destato perplessità anche nell’Ue, gli operatori nautici sostengono che nel caso venisse giudicata incostituzionale o in contrasto con la normativa europea, "la Regione dovrà restituire quanto incassato, oltre agli interessi e alle spese legali". "Non chiediamo assistenzialismo" dicono e si appellano "ai consiglieri regionali affinchè riflettano sull’inopportunità di gettare il comparto della nautica della Sardegna in una crisi irreversibile".