Secondigliano, Napolitano: grave intimidazione

Il capo dello Stato condanna con durezza l’episodio criminale che ha
visto la camorra aprire il fuoco in una sala giochi di Napoli. Intanto gli inquirenti stanno indagando su diverse ipotesi mentre le forze dell'ordine danno la caccia al
commando. Il parroco: "Situazione critica"

Roma - "Efferata violenza" e "pesante intimidazione". Con questi termini il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commenta con durezza l’episodio criminale che ha visto ieri la camorra aprire il fuoco in una sala giochi di Secondigliano, alle porte di Napoli, e ferire cinque ragazzini di età compresa fra gli 11 e i 16 anni.

La denuncia del capo dello Stato Napolitano - come informa una nota del Quirinale - ha acquisito informazioni dalle competenti autorità sul criminale agguato avvenuto nella notte fra sabato e domenica scorsi a Secondigliano contro un gruppo di adolescenti. Il Capo dello Stato, nell’esprimere "la ferma condanna dei nuovi episodi di efferata violenza e di pesante intimidazione della criminalità organizzata", ha "apprezzato l’impegno concreto delle forze dello Stato e delle istituzioni per individuare i responsabili e riaffermare il principio della legalità".

Le indagini continuano C’era anche il nipote di un uomo ritenuto affiliato alla camorra, fra i cinque minori feriti nell’agguato di Secondigliano, sabato notte, a Napoli. Ma sono diverse le ipotesi su cui si indaga mentre si dà la caccia al commando: spunta fuori anche quella di una possibile vendetta, consumata subito dopo una maxi-rissa esplosa nella vicina Casoria, fra una ventina di adolescenti. Fra i feriti, tutti incensurati, ci sono i tre nipoti del titolare del circolo, Salvatore Di Matteo, che ha precedenti per droga, e il nipote di un affiliato del clan camorristico dei Licciardi. Il commando avrebbe agito per colpire il titolare del circolo ricreativo, o per vendicare alcuni dei giovanissimi coinvolti in un violento litigio esploso qualche ora prima in un luogo di ritrovo per giovani, situato lungo la Circumvallazione esterna, davanti a un multisala. Su questa seconda ipotesi gli inquirenti mantengono una certa cautela. Intorno alle 23, sabato sera, era esplosa per motivi banali, una maxirissa fra una ventina di minorenni, probabilmente neppure armati; nessuno era rimasto ferito, e all’arrivo dei carabinieri i ragazzi erano scappati. Gli uomini del commando, secondo la Squadra mobile guidata da Vittorio Pisani, hanno agito in sella a due motociclette, e non avevano intenzione di uccidere.

Il parroco: "Situazione critica" "Non c’è pace per il quartiere di Secondigliano; anzi la situazione, dopo il cessare della faida più cruenta tra il clan Di Lauro e gli scissionisti, che già aveva superato un livello di guardia, è peggiorata, con soprusi, violenze, prepotenze e un clima di illegalità diffusa che mette in difficoltàanche la nostra missione di parroci, rendendo difficile incidere in maniera sensibile sulla gente e aumenta il rischio anche per noi preti sia per la sovraesposizione che potremmo avere sia perchè il silenzio non lo dobbiamo tenere". A parlare così è Don Fulvio D’Angelo, parroco da 11 anni nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, nel pieno del centro storico del quartiere di Napoli protagonista dell’ennesimo atto intimidatorio con cinque minori gambizzati, a pochi passi dal regno dei Di Lauro. Don Fulvio non è nuovo all’invito alle istituzioni a non abbandonare Secondigliano, già portato avanti nel 2005, in piena faida, con altri sacerdoti dell’area. "Termina la fase più cruenta della guerra di camorra - dice - l’emergenza a Secondigliano non è finita, ma forse da parte delle istituzioni non c’è stata consapevolezza piena di questo. Certi episodi, come il ferimento di cinque minori, non accadono per caso quando zone intere del quartiere sono nelle mani del clan, presidi militarizzati della criminalità organizzata, un fatto che tutti conoscono". In queste condizioni, aggiunge, gli abitanti di Secondigliano sono "ostaggio" non solo dei clan, ma anche dei ’cani scioltì che commettono ogni genere di reati anche perchè la presenza dello Stato non si vede. "C’è un pò di ascolto quando accadono fatti straordinari - ribadisce il prete - ma le sorti di un quartiere si giocano sull’ordinario. Il controllo sul territorio qui lo fanno i clan in maniera militare". "Quanto alla reazione della società civile - osserva Don Fulvio - si può manifestare quando c’è la libertà di farlo. Una libertà inesistente oggi. Reagire ora significa mettersi in una situazione di rischio. Le persone sono terrorizzate e brutalizzate da queste bande. Cosa possiamo opporre a chi ha le armi? Possiamo opporre le parole ai proiettili della camorra?". Alcune delle bande che commettono rapine a mano armata e furti, aggiunge, "sono composte da poco più che adolescenti. Ci può stare dunque che le loro vittime siano bambini, anche perchè è risaputo che minori dell’età di quelli che sono stati feriti sono coinvolti nello spaccio di droga".