Secondo i bookmakers sarà l’anno della poesia Tra i favoriti Tranströmer e Adonis

L’aspetto più interessante e ricco di spunti critici e pettegoli del Nobel è aspettare di vedere chi non lo vince. Il nome del prescelto è sempre infinitamente meno interessante di quelli dei bocciati. Come è noto, la storia della letteratura raramente coincide con l’elenco dei premiati dall’Accademia Reale di Svezia: a parte una decina di eccezioni (ognuno ha il proprio elenco, uno potrebbe essere questo: Kipling, Yeats, Mann, Pirandello, Faulkner, Hemingway, Camus, Beckett, Solzenicyn, Heaney e Pinter), i giganti del Novecento non compaiono nell’albo d’oro. Tant’è. Il Nobel mantiene comunque intatti fascino e prestigio, e forse proprio grazie a questa totale divaricazione tra i giurati dell’Accademia e il mondo reale della critica.
E così, come ogni anno, anche quest’anno, nell’imminenza della proclamazione - giovedì 7 ottobre - si rincorrono le voci degli editori, i gossip dei giornalisti, le quote dei bookmaker.
Ad alimentare il toto-Nobel, ovviamente, la stampa svedese, e sulla sua scia tutti gli altri. Per i quotidiani più autorevoli di Stoccolma la superlista è formata dal poeta siro-libanese Adonis (già bruciato da troppe candidature in passato), gli statunitensi Joyce Carol Oates e naturalmente Philip Roth (troppo meritevole e scontato per vincerlo davvero) e due outsider: il poeta sudcoreano Ko Un e l’algerina Assia Djebar.
Per i bookmaker - categoria molto più influente e affidabile di quelle dei critici e dei giornalisti - il favoritissimo è invece Tomas Tranströmer, poeta - particolare non ininfluente - svedese. In particolare, i bookmaker della compagnia Ladbrokes di Londra vedono in testa Tranströmer (dato 5/1), con alle spalle altri tre poeti (tutti dati 8/1), a dimostrazione che forse sarà davvero l’anno della poesia: il polacco Adam Zagajewski, il coreano Ko Un e ancora Adonis. Tra gli scrittori si piazzano bene gli americani Roth e Pynchon oltre al giapponese Haruki Murakami. Il poker di donne formato da Joyce Carol Oates, le canadesi Margaret Atwood e Alice Munro, e l’inglese A.S. Byatt, viene dato 18/1. Per la cronaca (italiana), invece, i soliti Umberto Eco e Claudio Magris sono quotati 15/1 mentre Antonio Tabucchi si ferma a 20/1. Insomma, anche quest’anno l’inviato del Corriere della sera andrà a Trieste per niente: il professor Magris, eminente firma di via Solferino, non avrà dichiarazioni da rilasciare.
Infine, facendo mente locale sui nomi che si rincorrono da qualche edizione, vanno segnalati i sudamericani Mario Vargas Llosa e Carlos Fuentes e la triade israeliana Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua. Anche se, temiamo, a vincere alla fine sarà qualcuno che nemmeno abbiamo citato, a riprova di quanto sia capace di stupire l’Accademia di Svezia.
Per il resto, detto che il Giornale si schiera apertamente per il superfavorito Tranströmer, sul cui valore fa fede il giudizio critico del nostro collaboratore (e suo editore italiano) Nicola Crocetti, e sul vecchio Cormac McCarthy, sulla cui grandezza fanno fede semplicemente i suoi romanzi, non resta che aspettare pochi giorni. Appuntamento giovedì 7 ottobre, ore 13 in punto. Come da tradizione.