«Un secondo piano contro la crisi»

Un secondo piano d’emergenza per aiutare famiglie e imprese italiane a lasciarsi alle spalle la profonda crisi in cui versa l’economia internazionale. È quanto starebbe preparando il governo con un nuovo decreto ad hoc. A confermarlo sarebbe stato ieri sera lo stesso Giulio Tremonti, durante un incontro con i senatori del Pdl. Un nuovo intervento anticrisi «è all’esame», avrebbe spiegato il ministro dell’Economia aggiungendo che «potrebbero anche esserci nuovi meccanismi a sostegno dell’economia reale». A partire da «possibili nuovi aiuti alle imprese», avrebbe detto Tremonti facendo un’analisi della situazione economica e notando come essendo la crisi globale «servono delle risposte globali». Da qui la possibilità, secondo quanto ha ricostruito l’agenzia Agi, di una nuova cura d’urto. «Servono delle sinergie comuni e una grande determinazione da parte di tutti i Paesi, vedremo cosa si deciderà», avrebbe aggiunto il ministro. Al momento il piano anticrisi licenziato dal Consiglio dei ministri è stato assegnato alla Camera dei deputati ma non sono escluse delle modifiche.
Il responsabile di via XX Settembre si è poi soffermato sull’eventualità di aiuti al mondo automobilistico sostenendo che «qualcosa si potrebbe fare». La questione è aperta anche negli Stati Uniti, dove le 3 big di Detroit (Gm, Ford e Chrysler) sono alla ricerca di un sostegno pubblico per evitare il baratro mentre in Europa se la Germania è contraria la Francia è invece «interessata a dare qualche incentivo per le auto ecologiche». Quanto alla Cassa depositi e prestiti, l’Ente controllato dal Tesoro e partecipato dalle principali fondazioni bancarie, si deve invece andare nella direzione della privatizzazione, è il ragionamento di Tremonti, perché c’è una grande disponibilità di liquidità che non può essere utilizzata. Il ministro dell’Economia avrebbe poi fatto riferimento ai controlli della Ue e alla situazione debitoria dell’Italia. A proposito di fondi Tremonti avrebbe spiegato che sono stati reperiti altri 2-3 miliardi di euro dal Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate. Quindi una nuova difesa del patto di Maastricht, i cui vincoli non è possibile toccare, e un allarme sul debito pubblico considerato «il vero handicap dell’Italia». Mentre le misure di welfare per il prossimo anno riguarderanno soprattutto la cassa integrazione. «Gli ammortizzatori sociali sono la politica da seguire nel 2009». Un modo per dire che la crisi si farà sentire in modo pesante sull’economia reale e non potrà non portarsi dietro pesanti strascichi anche sull’occupazione.
Sul nodo del debito pubblico si era soffermato nel corso della giornata anche Maurizio Sacconi ribadendo come sebbene sia necessario mantenere la guardia alta, non ci sia alcun rischio di default, di bancarotta per l’Azienda Italia. Il palco era quello della trasmissione Economix, Il ministro del Lavoro aveva sintetizzato in modo deciso i pericoli, teorici, delle difficoltà che potrebbero arrivare dall’avere un debito pubblico troppo alto, un rischio-Argentina. Subito ne nasce una polemica politica, con il Pd a sollecitare chiarimenti da parte di Tremonti. Pronta la replica di Sacconi: «Sono costretto - ha affermato - a intervenire dalla disinvoltura con cui alcuni hanno interpretato una considerazione più volte ripetuta circa la necessità di tenere alto il livello di guardia sul debito pubblico, attribuendomi addirittura un presunto “rischio bancarotta”. Non ho mai detto né lasciato intendere che vi può essere un rischio di tale natura, ma solo che il debito pubblico costituisce per la sua dimensione un vincolo ineludibile per le politiche di spesa».