Sedicenne assassina il padre Era stufo di essere sgridato

MilanoAvrebbero ucciso il padre in casa, sparandogli 4 colpi di pistola a bruciapelo con la sua semiautomatica calibro 9 parabellum che adesso, naturalmente, non si trova più. Freddezza dettata da una rabbia cieca, nessuna esitazione, nemmeno un’ombra di ravvedimento: dopo l’omicidio si sarebbero allontanati dall’abitazione paterna per tornarci più tardi ed esibirsi in una sceneggiata di lacrime e disperazione davanti al cadavere del genitore e allo sgomento dei parenti al solo scopo di apparire inconsolabili e farla franca. Quindi hanno tentato di aggredire un cameraman che voleva filmare il luogo del delitto.
Se questi due fratelli di 18 e 16 anni oggi verranno formalmente accusati dell’omicidio di Cosimo Agostino, l’operaio 44enne di origini calabresi residente a Desio e ucciso nella sua abitazione mercoledì pomeriggio, gran parte del merito sarà dei carabinieri della compagnia locale, guidati dal capitano Cataldo Pantaleo. Che hanno individuato immediatamente l’ambito famigliare in cui si era consumato il delitto. L’uomo era in malattia, la casa era in ordine e non mancava nulla: era fin troppo chiaro che Agostino conoscesse bene il suo assassino e che la malavita organizzata (il morto aveva scontato un periodo di sorveglianza speciale per detenzione e spaccio di stupefacenti, ndr) non c’entrasse nulla. Tuttavia l’aver intuito la colpevolezza dei figli - Vincenzo, 18 anni e il 16enne Luca, ora ritenuti responsabili di omicidio volontario in concorso, aggravato dal vincolo di parentela - è sempre una realtà difficile da accettare e quindi da approfondire, un fatto che colpisce come un pugno allo stomaco, soprattutto in relazione al movente che in questo caso definire inconsistente è un complimento.
Cosimo Agostino non era uno stinco di santo ma nemmeno il peggiore dei padri. Ci teneva parecchio che i figli finissero almeno le scuole dell’obbligo. Il maggiore, infatti, non era riuscito a conseguire la licenza di scuola media. Così, quando alla vittima era giunta una lettera del sindaco di Desio che, dietro segnalazione del preside, lo esortava a prendere provvedimenti con il figlio minore Luca, il padre si era alterato molto con il ragazzo: il 16enne non solo frequenta ancora le medie ma, secondo le informazioni in possesso del primo cittadino, si prendeva anche il lusso di marinare la scuola. L’operaio era un bevitore, a volte litigava con la moglie per problemi economici (aveva aperto prima un bar nella natia Riace e poi un negozio d'abbigliamento a Bovisio Masciago, entrambi chiusi per fallimento) e lavorava in modo precario presso una ditta di ferramenta a Novate Milanese: i carabinieri erano già stati diverse volte a casa Agostino, chiamati per dissapori famigliari. Tuttavia queste non sono attenuanti per un omicidio, figuriamoci poi se la vittima è un padre.
Gli investigatori di Desio, subito dopo la scoperta del delitto, hanno interrogato a lungo famigliari e amici, quindi hanno portato i due figli della vittima in caserma per sottoporli all’esame dello stub e verificare la presenza di tracce di polvere da sparo sulle mani. A quel punto i due sono stati fermati formalmente per l’omicidio del padre e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Oggi sarà un gip della Procura di Monza a convalidare il fermo di Vincenzo Agostino deciso dal pm Emma Gambardella e rinchiuso nel carcere brianzolo. Di Luca, ora detenuto al Beccaria, si occuperà invece il tribunale minorile di Milano.
Resta ancora oscura la posizione della moglie di Agostino e madre dei due ragazzi: gli investigatori sospettano che, una volta a conoscenza della responsabilità dei figli, li abbia coperti. Ieri la donna ha reagito con rabbia con i cronisti davanti a casa sua: «Volete rovinare la mia famiglia - ha urlato -, sbattete i mostri in prima pagina senza sapere le cose. Ringraziate anche chi ha detto cose che non doveva dire».
(ha collaborato Franco Sala)