Una sedicenne lombarda lo Schumacher di domani

Nel panorama automobilistico italiano, dove la presenza femminile rappresenta un’eccezione, sta facendo capolino timidamente ed umilmente una ragazzina talentuosa.
La storia di Alessandra Brena, che abita con i genitori a San Paolo d’Argon, un paesotto all’inizio della bergamaschissima Valle Cavallina, potrebbe essere quella di una adolescente come tante, quelle che trascorrono le giornate tra scuola ed amici. Invece c’è un particolare non da poco, che la rende speciale fin da quando era molto piccola: la passione per la velocità su quattro ruote, roba per maschiacci, non per una bimba. Una passione attiva, cominciata sfidando i coetanei sui kart, prima per puro divertimento ma successivamente in vere e proprie competizioni.
E così, dopo anni dedicati all’apprendistato sui circuiti di kart, quest'anno Alessandra ha debuttato nel campionato Italiano ACI CSAI Abarth Selenia-Trofeo Alboreto, alla guida di una vera monoposto. Si tratta di un trofeo monomarca aperto a piloti che abbiano compiuto 15 anni d'età. Le auto, costruite dalla Tatuus, sono uguali per tutti, così come le gomme; il fine è quello di far risaltare le doti di guida dei concorrenti, i quali possono solo regolare l'assetto della propria monoposto, così da adattarlo alla pista ed al proprio stile di guida. Grazie alla mediazione del padre Stefano, ex pilota di rally, è stato possibile parlare con Alessandra, infilando la chiacchierata tra una sessione di prove e l'altra prima di una gara a Imola, il famoso circuito teatro per anni di gare mondiali di F1, dove ha strabiliato tecnici e pubblico per il sangue freddo mostrato nel controllare l’auto coinvolta in una pericolosa carambola.
Ciò che stupisce di questa ragazzina è la serenità nella sua voce e la maturità delle risposte alle domande, tenuto conto che non ha ancora compiuto 16 anni.
Alessandra racconta che la prima volta che il padre e lo zio la portarono con loro al Kartodromo di Curno, un centro a due passi da Bergamo, aveva solo 4 anni e rimase terrorizzata dal rombo dei motori, pianse e volle essere riportata a casa. Solo l’anno seguente decise di riprovare e chiese a papà di essere accompagnata: rimase folgorata e, da quel momento, i motori presero il posto delle bambole. Le prime gare le disputò con kart presi a noleggio, ma presto si intuì che in lei c’era del talento. Bastarono pochi mesi per convincere il padre ad aprire il portafoglio per acquistare un kart tutto per lei.
A 7 anni cominciò a gareggiare nei campionati ufficiali nella formula 50 e i risultati non si fecero attendere. Molti e importanti, un elenco ricco di emozioni e di successi.
Grazie a grossi sacrifici quest'anno finalmente è arrivato l’atteso debutto nella formula Abarth, al volante di una vera monoposto. Alessandra spiega quanto sia complicato per lei abbandonare il modo di guida tipicamente kartistico e, soprattutto, le difficoltà di adattarsi al turbo: nel kart, infatti, l'accelerazione è fluida, mentre in auto è molto difficoltoso modulare la pressione e la potenza del turbo.
Anche a livello fisico la preparazione è più impegnativa, ma Alessandra non demorde; considera questo primo campionato come una palestra per crescere. E’ assistita dal Team Euronova di Vincenzo Sospiri (ex pilota di Formula Uno), si sente ben seguita ed ascolta i consigli di tutti, dagli ingegneri ai meccanici; assorbe come una spugna tutto ciò che la possa aiutare a migliorare e, infatti, migliora giro dopo giro le proprie prestazioni.
Le piacerebbe arrivare alla Formula Uno, confessa, ma si rende conto di quanto questo sogno sia di difficile realizzazione, visti i costi altissimi; il primo obiettivo sarà comunque la Formula 3, ma un passo alla volta: si rende conto di quanto la strada da percorrere sia ancora lunga e, in ogni caso, rimanere nel mondo dei motori la appagherebbe in egual misura.
Alla domanda: il fatto d'essere una ragazza in un mondo quasi totalmente maschile è uno svantaggio? Alessandra risponde con tranquillità: «Per me un avversario è un avversario, il suo sesso non fa alcuna differenza» Poi, però, sorniona, aggiunge: «Probabilmente, anzi sicuramente, a un maschio rode se viene battuto da una femmina. Ma questo non è un problema mio...».