Un sedicenne: «Il prete mi offrì soldi e coca»

«Avevamo deciso di vederci, per avere un rapporto sessuale. Ma per tre volte don Seppia ha poi disdetto gli incontri». Sono le dichiarazioni del ragazzino di 16 anni, di origini albanesi, che inchiodano l’ex parroco di Sestri Ponente, accusato per questo di induzione alla prostituzione. «Mi aveva offerto i soldi e poi la cocaina. Ma io - ha raccontato il ragazzo ai carabinieri del Nas di Milano - volevo solo i soldi. Poi però, ogni volta che dovevamo vederci, mi diceva che aveva troppi impegni e così l’incontro è saltato». Le avances dell’ex prete da marzo sono proseguite fino a maggio. Durante l’ultimo interrogatorio di venerdì, Seppia si è difeso dicendo che le telefonate e gli sms li scriveva nel delirio da cocaina, di ossessione, ma poi da lucido lasciava perdere. Per quanto riguarda l’episodio del bacio al chierichetto della chiesa dello Spirito Santo in via Calda a Sestri Ponente, la vicenda sarebbe stata ridimensionata da violenza a tentativo di violenza dopo le dichiarazioni rese dalla stessa vittima: «Non mi ha baciato, ha provato a farlo ma io mi sono spostato e mi ha solo toccato il fondoschiena», avrebbe detto il ragazzino agli investigatori. I genitori del chierichetto hanno però presentato querela contro il parroco, per le presunte molestie e i danni morali subiti dal figlio. Per quanto riguarda la cessione di stupefacenti, inoltre, il caso accertato sarebbe uno soltanto: don Riccardo diede una dose di cocaina a Emanuele Alfano, l’ex seminarista suo amico e complice, a Milano. Avrebbe, invece, offerto sette volte droga a minorenni e maggiorenni. Offerte per ottenere in cambio rapporti sessuali. Insomma la posizione dell’ex parroco che si trova rinchiuso nel carcere di Sanremo nella sezione dedicata ai predatori sessuali (classificati «sex offenders») si fa più definita di giorno in giorno grazie al lavoro meticoloso degli investigatori e del pm Stefano Puppo.
Intanto il tribunale del Riesame di Genova ha fissato la data in cui sarà discusso il riesame sulle prove a carico dell’uomo. La discussione si terrà il 3 giugno, alle 10. Sarà l’avvocato di fiducia del sacerdote, il genovese Paolo Bonanni, a cercare di ottenere la scarcerazione di don Seppia o quantomeno l’attenuazione della misura cautelare. Ma i guai per il prete non finiscono qui. Don Seppia rischia anche il processo canonico. Secondo quanto appreso, l’ufficio competente interno alla Curia vescovile sta raccogliendo le prove - quello che si chiama «indagine previa» - che saranno poi convogliate allo speciale ufficio interno alla Congregazione Dottrina della fede che prenderà una decisione in merito. Se l’Ordinario, una specie di giudice istruttore, decreterà che il processo debba essere avviato, trasmetterà gli atti al «promotore di giustizia», il pubblico ministero, che dovrà formulare l’accusa. La pena più grave che potrebbe essergli comminata è la scomunica.