Sedici anni nei tribunali

Sedici anni di cause (penali e amministrative) vinte. Centinaia di migliaia di euro per avvocati e consulenti. Ma la Guardia di Finanza è ancora lì a mettere i sigilli. Protagonista della vicenda una signora toscana - colpevole di gestire un approdo per imbarcazioni - costretta suo malgrado a combattere contro la mostruosa macchina pubblica.
Si tratta di Maria Grazia Bovicelli, amministratrice della «Porto Domiziano», società nata per iniziativa di un centinaio di soci-diportisti e concessionaria di un pontile galleggiante a Porto Santo Stefano (Gr). Il suo calvario inizia nel 1995 quando la Capitaneria rilascia la concessione demaniale. L’allora sindaco presenta una domanda concorrente, che viene bocciata perché priva dei requisiti. Il comandante dei vigili urbani - che è anche la compagna del sindaco - fa allora disporre il sequestro dei pontili non ancora tutti installati. La Bovicelli ottiene il dissequestro, ma viene denunciata per abuso edilizio!
«Porto Domiziano», dopo aver vinto in tribunale, vince in appello e in Cassazione. E vince anche contro i ricorsi del Comune, prima davanti al Tar (2002) e poi davanti al Consiglio di Stato (2007).
Intanto la competenza passa alle Regioni alle quali spetta la valutazione d’impatto ambientale. Quando la società ottiene anche la «Via» ritiene di poter completare la struttura, visto che da 13 anni paga per uno specchio d’acqua più esteso. Che fare?
Il Comune nel frattempo è stato commissariato, mentre il piano della portualità, presentato nel 2003, non è stato ancora approvato! La Bovicelli scrive al Comune, alla Capitaneria, persino ai Carabinieri. L’ufficio Urbanistica del Comune richiede un permesso a costruire, riscontrando solo l’esistenza di una «Dia», ritenuta insufficiente. Si tratta del via libera - che però dipende dall’Edilizia - per i lavori di allaccio dei servizi ai pontili galleggianti che per l’altro ramo dell’amministrazione non sarebbero in regola. Curioso che gli adiacenti pontili di proprietà dello stesso Comune non abbiano alcun permesso a costruire.
Dopo la definitiva vittoria davanti al Consiglio di Stato la società procede dunque alla posa in mare dei moduli aggiuntivi. Nel dicembre 2009 il nuovo sindaco - che ora ha la competenza sul demanio - le rinnova la concessione fino al 2012. Sembra la fine di un incubo. Ma passano appena due anni e il Tribunale di Grosseto dispone il sequestro preventivo «dell’ampliamento del pontile galleggiante». Le Fiamme gialle mettono i sigilli. Per la società - che fa lavorare 7 persone, più altre 30 nell’indotto - è una mazzata. Maria Grazia Bovicelli presenta istanza di revoca parziale del provvedimento e il gip dispone che il dissequestro sia limitato «ai soli moduli varati nel 2008».
Ma c’è di più: fra la richiesta di sequestro del pm, la prima decisione del gip e i sigilli trascorrono circa 70 giorni. Prassi! Una mezza vittoria. Macché! La stessa mattina il pm presenta una nuova richiesta di sequestro per l’intero pontile, sostenendo che l’aggiunta dei nuovi moduli altera tutta la struttura, e dopo qualche ora ottiene un nuovo sequestro cautelativo. Con buona pace della parità fra le parti. Risultato: 250mila euro di spese legali e 16 anni di cause. Chi pagherà i danni all’indotto? E chi avrà ancora voglia di rischiare capitali per le infrastrutture nautiche in Italia?