Sedici record in 5 giorni Andare oltre il limite diventa una barzelletta

Troppi i primati polverizzati: c’è chi pensa a una vasca più corta o a un’acqua speciale. Magnini: «È così»

nostro inviato a Pechino

Continuiamo a stropicciarci gli occhi e, alla fine, ci faranno male più del cloro della piscina. Ma questo meraviglioso luna park acquatico, chiamato Cube, ha qualcosa che non va: fa credere che il nuoto non sia una cosa seria, riporta all’atletica che sfornava record su record con cinesi e tedesche, russi e americani. Per poi scoprire che c’era il trucco.
La piscina delle meraviglie è instancabile nel produrre primati: mondiali, olimpici, europei e nazionali. Ieri sera (stanotte ci sono state altre finali) il conto parlava di 16 primati mondiali in cinque giorni: 11 maschili e 5 femminili. Festa per tutti, anche per gli italiani che solo ieri hanno realizzato il primato della 4x200 maschile (7’05”35,quasi sei secondi meno di quello realizzato il giorno prima) e della 4x200 femminile (7’53”38, terza in batteria), il primato mondiale-italiano della Pellegrini nei 200 stile libero, quelli di Boggiatto nei 200 misti, Magnini nei 100 stile libero e Bossini nei 200 rana.
Immaginate che nell’atletica Powell, Bolt e Gay abbassino il record dei 100 metri ad ogni gara: impensabile o sospetto. Bene, così è stato nelle prime tre gare dei 100 stile libero (stanotte c’è stata la finale). Martedì l’australiano Sullivan fa il nuovo record (47”24). Ieri va in vasca il francese Bernard, per la prima semifinale, ed è di nuovo record (47”20). Basta aspettare cinque minuti per l’altra semifinale e Sullivan si riprende il primato (47”05). Quattro record in 24 minuti di gare, gli altri con più calma. Mozzafiato, ma il troppo stroppia. E l’abbondanza non è sinonimo di qualità.
Cosa pensare? Vasca più corta? Qualcuno in questi giorni, ha provato a insinuarlo. Acqua con salinità diversa? Probabile, anche se Paolo Barelli, presidente federale che fu nuotatore di valore, esclude l’ipotesi. «L’acqua non è scorrevolissima. E la piscina non è nemmeno così perfetta, c’è qualche sbavatura al bordo vasca». Idea che sposa anche Alberto Castagnetti, il ct della nostra nazionale: «Bellissima architettonicamente, non altrettanto nella concezione: già un po’ vecchia».
Stessa domanda a Max Rosolino che propone una risposta più globale. «Concorrono tante cose: la piscina è la più bella che ho mai visto. Dovrebbero essere tutte così, a questi livelli: e noi nuotatori ne godiamo i vantaggi. Poi è chiaro che tutti si presentano preparati al massimo e le prestazioni migliorano». Spiegazione da autogol per se stesso e magari per Magnini, che sposa la teoria Rosolino: «Aiuta la vasca».
Chiaro ma non può bastare. Castagnetti aggiunge una considerazione: «Se non ci fosse Phelps, ci sarebbero meno record. Quello è un mostro straordinario e ne fa tanti. Gli altri ne godono e vanno nella scia». Sì, Phelps droga i record e soprattutto regala la bella sensazione di non essere un imbroglione. Qualche altro lascia meno certezze. Il ct affronta l’argomento: «Sì, nei 100 metri uno può darti questa idea, gli altri no. Però i muscoli sono più gonfi appena conclusa la gara e se ti riprendono in posa da Hulk, puoi fare questo effetto».
Andando per esclusione, resta una sola spiegazione (onesta). I nuovi costumi hanno cambiato il nuoto, più di quanto abbiano fatto il tartan della pista o le scarpette nell’atletica. Eppure Phelps quando nuota gare veloci usa il completino stelle e strisce, quando si lancia nei 400 metri tiene solo i calzoni. Capita anche al coreano Parks, che pur vince, o qualche altro. E allora Castagnetti dice la sua: «Il segreto sta nei nuovi costumi, fanno meno attrito sull’acqua, scivolano meglio, gli atleti provano vantaggio. Servono soprattutto nelle gare veloci». Da qui l’alternanza dei costumi di Phelps. Ma Phelps è al di fuori della norma, in tutto. Gli altri sono umani. Pensare che basti un costume per vedere tanta gente scendere sotto i 48 secondi nei 100 m., quando fino all’inizio del 2008 c’erano riusciti solo in due, sembra una barzelletta. Sempre che il nuoto non sia diventato una barzelletta.