Seggi in ritardo, voti in barella e «mercenari»

L’Hotel Bristol è più inviolabile di uno stadio col decreto Pisanu. La saletta del congresso è a porte chiuse. «Solo» qualche centinaio di persone può passare. Basta dimostrare di essere iscritti ad An, il resto non conta. Così arrivano anche una signora su una sedia a rotelle e una in barella. Mostrano un certificato medico che le autorizza a entrare nel seggio con un accompagnatore che voterà per loro. Come a un’elezione «vera», della massima importanza per il futuro nazionale. Tutto a posto, dunque? «Macché, erano due signore arrivate da una residenza protetta - scrolla la testa Alfio Barbagallo, l’ex presidente provinciale, uscito sconfitto -. Come si diceva in Blade Runner? Ho visto cose che voi umani neppure potete immaginare».
Sembra la giustificazione di chi ha perso, ma lui non ci sta. «Vincere o perdere fa parte del gioco - ribatte -. Ma abbiamo gareggiato con l’arbitro venduto. Quando una vittoria non è limpida non si può accettare». Cioè? «Cioè ci sono circoli che hanno triplicato i tesserati, con nomi che risultano iscritti ad altri partiti. E hanno votato - fa gli esempi lo sconfitto -. Abbiamo già in mano gli elenchi della Margherita e ci sono dieci nomi “in comune”. C’è gente di Forza Italia. Ci hanno chiamato anche da Rifondazione comunista per avvertirci che loro iscritti sono stati tesserati da certi circoli». E il «certi circoli» è riferito in particolare a quello di Aldo Praticò, al centro di una questione procedurale incredibile. Prima delle operazioni di voto, le obiezioni di Barbagallo sono state portate alla commissione per la verifica dei poteri. Che ha deliberato e messo a verbale che, per gravi irregolarità, quel circolo sarebbe stato escluso per intero dalla votazione. Ma a quel punto è intervenuto Nicola Cristaldi, il delegato nazionale di An, incaricato di presiedere il congresso, che sotto la sua responsabilità ha autorizzato i soci di Praticò a votare.
Questioni che, assicurano gli interessati, non si esauriranno nella sala del Bristol. E non basteranno forse neppure i vertici del partito a dirimere la questione. D’altra parte Barbagallo l’avvocato ce l’ha già, anche se gli farà fare da testimone. È un noto penalista genovese che ha vergato una lettera di fuoco per dire che non si è mai iscritto ad alcun partito né tantomeno ad An, ma che gli è stata falsificata la firma ed è stato convocato per il congresso. La cosa potrebbe finire alla magistratura, alla procura della Repubblica. «Stiamo valutando la denuncia», confermano i rappresentanti della minoranza interna. Ma durante il congresso ci sono stati anche altri episodi, piccoli e grandi, che non sono piaciuti alla «corrente» Barbagallo. Il seggio di Rapallo, ad esempio, quello che ha visto la vittoria della minoranza (164 voti a 110) è stato aperto verso le 15, più tardi rispetto al previsto. «Quando alcuni nostri iscritti che erano da tempo lì ad aspettare l’urna in arrivo da Genova se n’erano già andati via», è l’accusa.
Ma se erano «finti» gli iscritti - inevitabile considerazione - non sarebbero neppure andati a votare. Invece al congresso c’erano, di persona. «Non li ho giudicati finti - incalza Barbagallo - ma mercenari. Perché non sono iscritti di An, ma gente che va dove gli conviene. Abbiamo sentito persone che dicevano di essere venute a votare e che il pagamento lo avrebbero incassato un’altra volta. O altre che chiedevano cosa dovessero fare, di quale circolo dovessero dire di fare parte». Ultima domanda. Ma adesso cosa farà Barbagallo? «Sarò membro di diritto nel nuovo consiglio direttivo. E ci sarò per difendere le candidature sacrosante degli amici, perché non vorrei che pagassero loro per l’esito di questo congresso. E soprattutto mi batterò per quelle candidature eccellenti, da noi portate, di Mario Sossi, Francesco Carleo, Graziella Quattrocchi e Rino Genova».