Segnale chiaro al centrodestra

Carlo Taormina*

Il tempo è ormai scaduto. Basta con i minuetti, le carinerie, gli accomodamenti. L'ora del grande confronto elettorale dal quale dipende la sorte del nostro Paese, se esso debba procedere nella modernità ovvero tornare alla malapolitica, è scoccata e la vittoria può essere conseguita solo se sarà possibile schierare in campo tutte le forze politiche anticomuniste, antistataliste, antiprodiane. Io credo che questa storia del partito unitario, per come è stata impostata e portata avanti, stia creando dei guasti che, continuando così, possono divenire irreparabili.
Vorrei fosse chiara la mia integrale adesione al progetto del partito unitario, ma si tratta di una cosa seria, culturalmente elevata ed al tempo stesso bisognevole di radicamento popolare. Ed io constato la erroneità del metodo dai risultati. Perché a me sembra che questa storia del partito unitario abbia portato persino jella ed è quindi napoletanamente opportuno evitare la ultrattività di questa jella rispetto alle politiche del 2006. La crescita dell'impegno per la costituzione del partito unitario, intanto, ha fatto rientrare la spaccatura consumata da Rutelli nella Margherita e oltre, cosa che per noi sarebbe stata un toccasana: l'opposizione mostra uno schieramento galvanizzato dall'odore di vittoria e dall'antiberlusconismo, e sa valorizzare le diversità e l'unitarietà, a seconda delle occasioni, come fonte di aggregazione del consenso. Sarà pure che, dopo aver vinto, l'Unione non potrà governare, ma intanto vincerebbe!
Dentro la Casa delle Libertà, l'idea del partito unitario ha portato la spaccatura dentro ad An e il voto «unitario» di domenica scorsa è un'apparenza e non una realtà. L'Udc poi, ha accentuato la distanza da Berlusconi, dalla Cdl e quindi dal partito unitario, che essa concepisce in termini diversi, postulanti il «proporzionale», contro la logica «maggioritaria» in cui è immerso il partito unitario. Della Lega nulla da dire, se non che di partito unitario vuol sentir parlare solo con riferimento a se stessa. È Forza Italia invece a soffrire di un progressivo svuotamento per non aver saputo trovare la formula giusta dopo l'assunzione delle responsabilità di governo del Paese da parte della Cdl. Essa aveva bisogno di essere rivitalizzata, rafforzata, rilanciata e invece a forza di annunci, di inerzie, di tentennamenti, anche quel poco di affezione che i «forzisti» avevano continuato a coltivare è andato sempre più scemando.
Io voglio semplicemente denunziare l'errore di diagnosi che ha commesso Ferdinando Adornato, «ideatore» del progetto di partito unitario, e che Berlusconi - a tratti - mostra di aver capito e di voler correggere. È vero che ci vuole unitarietà, ma non è possibile perseguire questo obiettivo presupponendo una realtà che non esiste. Ma se scopriamo che un partito del 10%, come quello di Fini, contiene quattro o cinque anime che litigano tra loro per aver l'una il sopravvento sull'altra; se nell'Udc, Buttiglione è una cosa, Giovanardi un'altra e Follini un'altra ancora; se in Forza Italia la pluralità delle anime si è prodotta secondo la legge del moltiplicatore, come è possibile pensare a un processo di unificazione, da compiersi, per di più, in dieci mesi? L'Italia è fatta così, può non piacere, ma non prenderne atto e mettere in cantiere progetti faraonici è velleitario e perdente.
Quale, peraltro, l’unitarietà che deve essere correttamente ed imprescindibilmente perseguita, cosa che Adornato ha confuso con il partito unitario? Serve una unitarietà che la Cdl non può più dare e che darebbe in maniera comunque insufficiente. Non tanto per le divisioni e per la conflittualità dimostrate a ripetizione, quanto perché la formula - sotto questo profilo è corretta la denunzia di Follini - implica una drastica chiusura ed è per questo che la Casa delle Libertà non può più funzionare. Lo si è visto quando Fini non ha voluto che si aggregasse Alessandra Mussolini, quando l'Udc non ha voluto i Radicali e Rotondi, quando De Michelis ha sparato contro tutto e contro tutti. Da quando, però, Bertinotti è con l'opposizione, questi discorsi non valgono più perché, se lo schieramento non è totalizzante rispetto alle forze anticentrodestra, la sconfitta è assicurata oggi e domani.
Solo la scomposizione della Cdl può consentire aggregazioni che prescindano, però, dall'accordo originario sul quale essa poggia e la cosa potrebbe essere più comoda ed accettabile persino per forze oggi appartenenti all'attuale coalizione di maggioranza, a cominciare dall'Udc. Questo il disegno nel quale è necessario impegnarsi subito, individuando valori e modelli organizzativi che consentano lo schieramento al completo, magari sulla base di valori minimi ma veri, contro il centrosinistra. Avverto che la gente del centrodestra è disorientata e ha bisogno di un segnale chiaro. Una aggregazione che voglia stare «Insieme per le Libertà» e un organismo direttivo in cui tutte le forze siano rappresentate e prontamente replicate in tutte le realtà territoriali, sarebbero iniziative altamente apprezzate.
*parlamentare di Forza Italia