Segnali negativi dal Medio Oriente

da Milano

Sono dati che vanno analizzati alla luce della loro particolarità: ma i segnali giunti ieri dalle Borse del Medio Oriente, le uniche aperte ieri, non sono tranquillizzanti, perché tutte le piazze, con la sola eccezione di Riad, hanno chiuso la seduta in ribasso. L’elemento in base al quale il dato va comunque interpretato, è il prezzo del petrolio: il barile ormai si è stabilizzato sotto gli 80 dollari - circa la metà rispetto a pochi mesi or sono - ed è la principale risorsa di questi Paesi. Inevitabile, quindi, che le economie locali risentano in negativo di questo andamento. La Borsa di Tel Aviv, tornata alle contrattazioni dopo alcuni giorni di stop legati alle festività ebraiche, ha dovuto ritardare di tre quarti d’ora l’avvio degli scambi a causa dei ribassi superiori anche al 9% registrati dai suoi indici, che hanno chiuso con ribassi del 5,6% e del 6,2%. La Borsa del Cairo, che durante la scorsa settimana ha perso il 20%, ieri ha chiuso in calo dell’1,6%. Crollo a Dubai (meno 5,4%) che in corso di seduta è arrivata a perdere il 10% nonostante il governo degli Emirati Arabi Uniti, di cui il Dubai fa parte, abbia garantito i depositi e i prestiti interbancari nel Paese. Tonfi per le Borse del Qatar (meno 7,2%) e dell’Oman (meno 5,7%), Pesanti anche Abu Dhabi (meno 2,3%) e Amman (meno 2,6%), flessioni più contenute per Kuwait (meno 0,4%) e Bahrein (meno 0,8%). Si salva solo Riad (più 0,3%) dopo il taglio dei tassi da parte della Banca centrale di mezzo punto percentuale. «Gli investitori vogliono sapere come i Paesi del G7 metteranno in atto la loro strategia per ripristinare la fiducia - è stato ieri sera il commento di un analista all’agenzia Bloomberg -. Questo non è ancora chiaro da quanto emerso nel corso del weekend. Inoltre il petrolio sta trattando a prezzi inferiori agli 80 dollari al barile, e questo è un segno di preoccupazione per la regione».