Segrate: assunta in gravidanza, i ds protestano

Boni (Lega): «Così dimostrano che le pari opportunità sono solo espedienti elettorali»

La «colpa» della neo-assunta può solo essere quella di non aver detto di essere incinta. La «colpa» di chi le ha fatto il contratto sarebbe quella di non averglielo chiesto. Il caso scoppia a Segrate, alle porte di Milano. Il Comune di centrodestra assume una donna in gravidanza (da alcune settimane) senza esserne a conoscenza, e viene bacchettato dall’opposizione che vuole sapere perché sia stata assunta proprio «lei». Il sindaco difende la sua scelta, le colleghe si indignano, e qualche commento arriva anche dalla Regione: «Così hanno dimostrato che per la sinistra le pari opportunità sono solo un argomento elettorale», dice Davide Boni, capogruppo della Lega in Consiglio regionale.
Ecco i fatti. A settembre il Comune di Segrate decide di assumere (con un contratto a termine) due professionisti per gestire il Servizio Integrato Minori; una delle due persone è la signora, una psicologa, che dai colloqui sembra che sia la persona più adatta a ricoprire l’incarico. La donna firma il contratto, dopo qualche giorno scopre di essere incinta e lo comunica subito ai suoi superiori. Niente di strano, il sindaco Adriano Alessandrini (Fi) deve essere abituato alle gravidanze, che perché le suoi impiegati sono quasi tutte donne.
L’altro giorno il capogruppo dei Ds a Segrate, Augusto Schieppati, porta in Consiglio comunale un’interrogazione per capire perché sia stata assunta una donna incinta, che «non poteva garantire continuità alla propria attività». Destinatario l’assessore ai Servizi Sociali Flavio Zinni (Lega). «È stata scelta per le sue competenze ed esperienze. Quando l’amministrazione assume una dipendente non chiede il “certificato di non-gravidanza“ o di “sterilità“, condizioni che secondo l’incauto consigliere sarebbero garanzia di continuità del servizio», dice aggiungendo che la psicologa non ha finora fatto un giorno di assenza.
«La mia interrogazione - risponde Schieppati - muoveva proprio dalla delicatezza della materia e dall’urgenza, ammessa dalla stessa amministrazione, con cui si doveva provvedere a garantire il servizio. Il senso dell’interrogazione era sapere: perché affidare l’incarico a chi non avrebbe potuto seguirlo con urgenza e perché assegnarlo a persone che non avevano in curriculum alcuna esperienza in materia».
«Una gaffe clamorosa - dice il sindaco - proprio mentre il Comune va nella direzione delle politiche di conciliazione dei tempi per garantire alle famiglie e alle donne che lavorano una reale pari opportunità nell’accessibilità ai servizi pubblici e privati. E poi la maternità non è una condizione penalizzante per le donne: non è una malattia ma una fase importantissima della vita che va protetta».