Segregati a Nord Est

Padova come il Libano: qui, come lì, si pensa a una forza di interposizione. In Medio Oriente, forse, le truppe dell'Onu; a Padova un muro lungo ottanta metri e alto tre che isolerà la pericolosa via Anelli dal resto del complesso della Serenissima, per proteggerla dal degrado di droga e violenza di un'infelice aggregazione di immigrati. Con una differenza: che mentre al confine israelo-libanese si spara da entrambe le parti, a Padova il muro dovrebbe servire a difendere i buoni dai cattivi, gli innocenti dai colpevoli. Infatti gli abitanti del quartiere, a sentirli nei telegiornali, sono contenti, contentissimi: vigilato da telecamere e forze dell'ordine (e anche da cani, immagino), il muro servirà a proteggerli dalle violenze e dagli spacciatori. Ma proprio in questo sta il primo, crudele paradosso della vicenda. Nessuno infatti può essere felice di vivere accanto a un muro di lamiera altro tre metri, se non è proprio ridotto alla disperazione dalla paura.
Ci si chiede se il comune di Padova, e poi le forze dell'ordine e – in definitiva – lo Stato non hanno proprio altri mezzi per garantire i cittadini dalla malavita se non quella parvenza di carcere che è un muro, da qualsiasi parte lo si guardi. E non è questione di extracomunitari o no. È come se, per limitare le periodiche violenze di ragazzi e ubriachi in Campo de' Fiori a Roma, li si isolasse appunto con una barriera circolare dentro la piazza. O come se si facesse lo stesso intorno agli stadi, contro le violenze dei teppisti-tifosi. A risentirne sarebbero tutti, al di qua e al di là della barriera. E tutti noi, anche chi vive a centinaia e centinaia di chilometri dal muro erigendo, da quel muro saremo umiliati e offesi.
L'altro paradosso è che quel muro umilia e offende anche i malavitosi per i quali verrà costruito: perché lo Stato ha il diritto e soprattutto il dovere di arrestare, processare, condannare e imprigionare i colpevoli, ma non ha il diritto di segregarli come lebbrosi. Tanto più che fra quei colpevoli c'è di certo una parte di innocenti. Tutti quanti, colpevoli, innocenti, immigrati e padovani verranno segregati da quello che di certo - da domani, sui giornali di tutto il mondo – verrà chiamato “il Muro di Padova”, con una tremenda quanto inevitabile assonanza con quello di Berlino. È un'orribile beffa, uno sfregio, una mutilazione che lo Stato fa a se stesso proprio pochi giorni dopo l'annuncio di una legge che promette integrazione, ovvero il contrario esatto di ciò che quel muro rappresenterà: segregazione.
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