Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni avverte il governo e detta tempi e priorità al presidente del Consiglio: «Vogliamo liberalizzazioni vere e non false» «Prodi non pensi alle pensioni ma alla crescita»

«Il centrosinistra sta sbagliando tutto. L’età del ritiro del lavoro non può essere una necessità. No a posizioni preconcette»

da Roma

«Prodi rischia di sbagliare tutto. Sbaglia nel comunicare alla gente soltanto situazioni problematiche. Sbaglia nell’affermare che, fra le riforme italiane, quella delle pensioni è prioritaria: e lo dice uno come me, che non ha certo paura di discutere e di trovare soluzioni. Non mi spavento certo per l’età pensionabile»! Raffaele Bonanni è un fiume in piena. L’abbiamo raggiunto per telefono in Abruzzo, dove ha appena incominciato a trascorrere le feste. Ma l’atmosfera natalizia non ha ancora contagiato il segretario della Cisl: infatti attacca a tutto spiano.
Segretario, sta per arrivare il momento delle pensioni. Prodi e Padoa-Schioppa sembrano aver in testa un nuovo modello: flessibilità nell’età di ritiro dal lavoro, ma con incentivi per chi resta e disincentivi per chi si pensiona.
«Dei meccanismi parleremo fra un momento. Però devo dire subito che tutto questo è sbagliato. L’Italia ha bisogno di ripresa, che non c’è, e crescita economica per la quale si è fatto poco o nulla. Invece il governo comunica alle gente situazioni problematiche e basta. Non si può dire che le riforme italiane stanno tutte nella questione delle pensioni».
Ahi, di nuovo la comunicazione sbagliata...
«Qui si stanno facendo errori su errori, molto gravi. La scorsa estate dissi, proprio in un’intervista col Giornale, che era necessario non perdere tempo, che bisognava varare subito il cuneo fiscale per rilanciare l’economia e, accanto al cuneo, era necessario un accorso sulla produttività. Dissero: non abbiamo i soldi. E invece sono spuntati 40 miliardi di maggiori entrate, una cifra mai vista. Vede, non accettiamo una discussione che si basa su un preconcetto: la ripresa passa attraverso le riforme strutturali, e in particolare sulle pensioni. La crescita sta in un’iniziativa di politica economica che tarda a venire, e che vorremmo invece vedere al più presto. Dal governo vogliamo sentir parlare di politiche per la ripresa, di patto sulla produttività, di incentivi fiscali alle aziende che fanno accordi sulla produttività e sul salario, di un accordo sul pubblico impiego che retribuisca meglio merito e produttività. Vogliamo liberalizzazioni vere, e non false. Vogliamo che si favorisca l’azionariato dei lavoratori, per farli partecipare alla governance delle imprese. Subito dopo, discutiamo di pensioni».
Prima la crescita, poi le pensioni?
«Di certo è sbagliato comunicare il contrario: prima le pensioni, poi la crescita. È come dire alla gente che c’è ancora un prezzo da pagare. L’ordine del giorno unico sulle pensioni è sbagliato. Pensare che le pensioni rappresentino l’alfa-omega della vicenda economica e sociale del Paese è sbagliato. Ma come può accadere un fatto simile? È ora di finirla».
Il concetto è molto chiaro. Ma se volessimo comunque entrare nel merito della riforma previdenziale, che cosa direbbe la Cisl?
«La scorsa estate, il Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale (che Bonanni chiama ancora «commissione Brambilla», ndr) sentenziò: con la riforma Dini il sistema ha recuperato 300mila miliardi delle vecchie lire. Allora la riforma funziona. Fra vent’anni ci sarà un picco di spesa - la famosa «gobba» - e per questo si è fatto lo scalone. Il governo Prodi ha detto: lo scalone è iniquo, sarà corretto. Bene. Ma improvvisamente lo scalone si trasforma in riforma. E allora: non è meglio tenersi un problema che crearne due? Anche perché, nel frattempo, la Finanziaria ha aumentato i contributi ai dipendenti (+0,30%), agli autonomi (+3%), agli atipici (+5%) e persino agli apprendisti. Ci sarà poi recupero di evasione contributiva. Dunque, i conti sono a posto».
E tutto finisce qui?
«Noi discutiamo sempre. Non mi fa di certo paura l’innalzamento dell’età pensionabile. Ma ho almeno tre problemi da risolvere: la previdenza complementare del pubblico impiego, i lavori usuranti, la rivalutazioni delle pensioni. Dal ’92 le pensioni non sono più agganciate ai salari, e in questi anni hanno perso almeno il 30% del loro potere d’acquisto. La partita delle pensioni non è solo sul dare: è dare e avere. E se non ottengo i tre punti di cui le ho detto, non discuto di età. Sull’età pensionabile sono per la libertà, come Prodi. Ma la libertà non si concilia con i disincentivi, ma soltanto con gli incentivi a rimanere al lavoro. Il governo stia attento, in caso contrario succede come con il Tfr... e devo aggiungere una parola... ».
Dica.
«Col sindacato Prodi usa un linguaggio molto strano. Non deve dire che al sindacato ha dato tanto. Alla Cisl, per esempio, non ha dato niente. La Finanziaria non è la nostra. Lo ha detto Epifani, ma non so con quale criterio. Questa Finanziaria non ha una missione, sono d’accordo con Ciampi. Non c’è sforzo vero sul rilancio economico, e anche le liberalizzazioni fatte non disturbano i poteri forti, dove c’è gran parte del freno all’economia italiana».