Il segretario Ds perde la pazienza: «Il Professore non è il Dio in terra»

«Sostiene che ormai lo spirito delle primarie è finito? Non sono per nulla d’accordo»

Luca Telese

da Roma

E Piero Fassino sbottò: «Prodi non è Dio in terra». Via Teulada, studio di Porta a Porta, ieri sera: sta andando in onda - dopo quello tra Silvio Berlusconi e Fausto Bertinotti - il secondo dei grandi duelli tra i leader delle due coalizioni, quello tra il presidente di An Gianfranco Fini e - per l’appunto - il segretario dei Ds,
Il ministro degli Esteri attacca sulle divisioni che hanno animato il dibattito nel centrosinistra, prova a incunearsi tra il leader dell’Unione e il suo principale alleato, facendo gioco sulle divisioni che sono emerse sul progetto del partito democratico. In studio c’è anche Il direttore de Il Resto del Carlino, Giancarlo Mazzuca, che osserva drastico: «Prodi sostiene che lo spirito delle primarie è finito». Fassino non ci sta, e risponde molto nettamente: «Io non lo credo». Mazzuca incalza: «Ma lo dice Prodi!». E il segretario dei Ds, replicando: «Ma Prodi non è Dio in terra! Può dire una cosa e io avere una opinione diversa». Parole che assumono valore dopo l’ultimo strappo sui tempi di costituzione del nuovo partito.
Certo durante la trasmissione Fassino si preoccupa anche di aggiustare il tiro, e di mantenere un profilo conciliante con il Professore di Bruxelles: «Noi siamo stati vaccinati dall’esperienza del governo passato. Prodi è il capo della coalizione perché è il capo dell’Ulivo». Ed era proprio Fini che in quel momento gli faceva notare: «Prodi ha paura di rimanere senza maggioranza». In caso di vittoria delle elezioni, spiega Fini, il leader dell’Unione si ritroverebbe senza un partito dietro le spalle: «Prodi rischia di non contare nulla», aggiunge, osservando: «Ci sono troppi temi che dividono il centrosinistra per cui se non è il capo del partito democratico rischia francamente di apparire re travicello».
Fassino risponde: «Rendere omogenee le coalizioni è un problema che ha anche il centrodestra». E spiega: «Purtroppo c’è un sistema elettorale per cui vince la coalizione più ampia e questo la rende inevitabilmente meno omogenea. Comunque - aggiunge ancora - Prodi è leader grazie alle primarie che sono un vincolo per tutti noi, Prodi è il capo della coalizione perché è il capo dell’Ulivo che unisce le principali forze progressiste del centrosinistra». Il siparietto viene concluso da un’altra battuta di Fini che non prende sul serio il segretario dei Ds: «Allora spiegateglielo bene a Prodi, perché non mi sembra convito».
Fassino insiste sul valore delle primarie, ricordando: «I 4 milioni e oltre di elettori che hanno votato le primarie rappresentano un vincolo per tutti noi, sono stati il mezzo per dare legittimità e una forte investitura a Prodi che non lo rendesse prigioniero di alcun partito. Nessuno - ha aggiunto - pensa che Prodi guida oggi la coalizione ma poi il capo del governo lo farà qualcun altro. C’è un vincolo democratico con l’elettorato a cui nessuno può sottrarsi».
Certo è che al leader della Quercia l’indiscrezione riportata da La Repubblica su Prodi che avrebbe detto «io pedalo e loro decidono» non è piaciuta affatto, al punto che - anche in questa occasione - marca la sua posizione correggendo il Professore: «Caso mai abbiamo pedalato insieme e una buona prova del pedalare sono state le primarie».