Il segretario Giuseppe Bortolussi: «Si chiedono altri soldi anche a chi non ha guadagnato. Centinaia di migliaia di aziende rischiano la chiusura» Stangata in arrivo per 650mila partite Iva Uno studio della Cgia di Mestre: la revisione degli studi di s

Un contribuente su due non rispetterà i parametri

da Milano

Una «stangata» da tremila euro incombe sul popolo delle partite Iva. A tanto ammonta, secondo uno studio della Cgia di Mestre, l’aumento medio di tasse che quasi 650mila lavoratori autonomi (pari al 17% del totale dei contribuenti) dovranno versare all’erario a causa della revisione degli studi di settore dello scorso anno. Il motivo? L’amministrazione finanziaria, secondo l’organizzazione degli artigiani, ha reso molto più stringenti gli effetti degli studi, in particolare su alcune categorie, alzando la cifra dei ricavi previsti e di conseguenza - così appunto funziona il meccanismo degli studi - chiedendo imposte più alte da versare allo Stato.
Le categorie più «tartassate» dalle novità fiscali sono gli edili, i dipintori, i calzolai, i macellai, gli agenti immobiliari, i produttori di gomma e cosmetici e le autodemolizioni: nel 70% dei casi si tratta di microimprese, dove lavora una persona sola, l’artigiano-imprenditore.
Ma anche per gli altri contribuenti interessati agli studi di settore, a pochi giorni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2006, non sono previsti tempi migliori. L’introduzione dei cosiddetti «indici di normalità economica» che innalzano i ricavi degli studi di settore ha avuto un impatto pesantissimo su artigiani, commercianti e piccoli imprenditori: la Cgia stima che la percentuale di soggetti «congrui», ovvero che corrispondono alle esigenze economiche avanzate dal fisco, scenderà dal 70% del 2005 al 50 per cento.
«Appare evidente - commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - che è in atto una grande operazione di cassa. Si chiede agli autonomi di pagare di più anche se non hanno guadagnato, partendo dal principio che in queste categorie dilaga l’evasione fiscale. Non capiscono, invece, che stanno mettendo a repentaglio centinaia e centinaia di migliaia di micro aziende che rischiano di dover chiudere e tuffarsi nell’illegalità».
E già nei giorni scorsi il numero uno degli artigiani mestrini si è detto pronto a dare battaglia: «Gli studi di settore sono in palese violazione dell’articolo 53 della Costituzione italiana, per questo ricorreremo in molte Commissioni Tributarie provinciali sollevando l’eccezione di incostituzionalità».
L’articolo 53 della Costituzione, ricorda infatti Bortolussi, stabilisce che: «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività», mentre «con questi studi di settore indipendentemente dalla tua capacità di reddito l’amministrazione finanziaria stabilisce statisticamente a tavolino i tuoi ricavi e conseguentemente quante tasse devi pagare, in palese violazione della stessa Costituzione».