Il segretario li zittisce: «Sono sempre di meno»

Gli parli dei duri del suo partito, gli metti sul piatto certe cosine che, è inutile raccontarsela, a uno di Rifondazione come Giacomo Conti, consigliere regionale e segretario regionale del Prc, gli provocano un rodimento di stomaco... Ma non fa una piega. Lo capisci da quel «avanti con le domande» che è pronto a dargli una lustrata che levati.
È vero che state subendo una mutazione genetica?
«È un'accusa inaccettabile. Nello scorso congresso, dove la questione dell'unità con la coalizione di centro sinistra è stata legata alla radicalità del movimento, la linea di maggioranza, quella di Bertinotti, ha raccolto il 63 per cento dei consensi».
Allora non vi «vendete»...
«Ma no! In Liguria stiamo conducendo un'esperienza di governo sulle questioni più significative dello stato sociale. Abbiamo inciso. Se non fossimo stati in questa coalizione certi risultati non sarebbero arrivati. Abbiamo dato un segnale forte sui ticket sanitari, sui precari, sulla reindustrializzazione e non ultima la questione delle politiche abitative».
Però Progetto Comunista si riempie la bocca con una crescita di consenso dal 13 al 41 per cento all'interno di Rifondazione.
«Non è così. La mozione di Ferrando retrocede, dal 13 passa al 7 per cento. Non puoi sommare la componente di Grassi solo perché non è con la maggioranza. E poi se il loro obiettivo è accrescere il consenso della mozione all'interno del partito, è riduttivo. Perché perdono di vista il fine ultimo che è quello di incidere sulle politiche della società e mettercisi in relazione».
Come fai ad incidere?
«Incidi con l'esserci e portando elementi di radicalità nella coalizione».
E l'eliminazione di Ferrando?
«Ho avuto da subito un atteggiamento critico sulle teste di lista, vedevo delle contraddizione nella proposta avanzata dalla segreteria nazionale. Ferrando ha sbagliato. Le sue posizioni sono incompatibili con Rifondazione e per il futuro gruppo parlamentare. Perché in quel congresso s'è indicata la linea della non violenza, della lotta al terrorismo e alla guerra».
Ma loro vogliono questo?
«Riconoscere la lotta armata e la resistenza del popolo iracheno non va in questa direzione, al di là della pietas per le vittime della guerra. La resistenza va declinata in senso pacifico, con le manifestazioni, con il voto».
Possiamo dire che mantengono una posizione radicale?
«No, solo inaccettabile. Non significa essere “più a sinistra”. Loro sono al di fuori del percorso che sta facendo Rifondazione, che è la critica forte al socialismo reale, allo stalinismo».
Sarete un partito a sovranità limitata?
«Diciamo che quelli della mozione di Ferrando sono partiti in cento e sono rimasti in dieci. Il mio compito è di mediare fra le varie anime del partito. Con la dialettica. Sempre».