Segretario di Rifondazione a giudizio per l’assalto al Cpt

da Bologna

C'è anche il segretario bolognese di Rifondazione comunista, Tiziano Loreti, tra i 45 no global e «disobbedienti» rinviati ieri a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare di Bologna Andrea Scarpa per l'assalto al Centro di permanenza temporanea per clandestini di via Mattei, avvenuto il 25 gennaio del 2002. Il bertinottiano dovrà rispondere delle accuse di invasione di edificio e danneggiamento.
A giudizio anche il leader dei disobbedienti del nordest, Luca Casarini, accusato però anche di resistenza e lesioni per avere colpito alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine schierati a difesa della struttura, e un ex assessore Verde della giunta di Sergio Cofferati, Antonio Amorosi. La struttura venne assaltata e gravemente danneggiata dai militanti no global poco prima della sua apertura.
Nessun imbarazzo, però, nonostante la decisione del giudice, per il segretario dei bertinottiani, ieri unico imputato presente davanti alla Procura di Bologna, che alla domanda se lo rifarebbe, risponde senza esitazioni: «Assolutamente sì». Perché? «Le ragioni per cui l'azione di allora venne fatta sono ancora totalmente valide - spiega Loreti, nonostante oggi al governo ci sia l'Unione e lo stesso Prc -. I Centri continuano a essere strutture inumane e continueremo a portare avanti la nostra battaglia contro i Cpt e contro la Bossi-Fini che li ha creati». Poi conclude: «Credo che a volte le questioni etiche debbano superare quelle guidiziarie». C'è da chiedersi come Cofferati, il sindaco della legalità, prenderà la notizia che il segretario di uno dei partiti che sostengono la sua maggioranza, pur tra alti e bassi, dovrà presentarsi davanti a un giudice il prossimo 20 giugno. E proprio come ha detto Loreti, continuerà l'azione di lotta contro i Cpt di Rifondazione comunista, che domani parteciperà anche al presidio indetto in città contro il sì del presidente del Consiglio al raddoppio della base Usa di Vicenza: il 3 marzo è stata indetta a Bologna una manifestazione nazionale contro i centri per clandestini organizzata dal movimento no global e dai disobbedienti, che accusano il governo Prodi di non avere ancora fatto nulla contro quelli che loro chiamano «i lager». Minacciose, a questo proposito, le dichiarazioni di Luca Casarini, anch'egli rinviato a giudizio ieri: «Noi trasformeremo questo processo di Bologna in un processo al governo di centrosinistra che mantiene ancora questi centri».