Segreti, storie e passioni di Genova fuori le mura

Maria Luisa Bressani

«Genova fuori le Mura di Corinna Praga» (Guide dei Fratelli Frilli), un libro così per conoscere la città non c'era. Arriva per gli 80 anni della costituzione della Grande Genova, cui furono annessi comuni nel 1874 e nel 1926. Corinna descrive tutti i «paesi nella città», le piccole frazioni, fuori dalle secentesche Mura Nuove, inglobate nell'annessione. Ai nuclei dell'interno e fuori dalle cinte più antiche, i più difficili da riconoscere, vent'anni fa ha dedicato Andar per creuse e più tardi Andar per creuse e qualcosa di più.
Nelle «Notizie utili» del primo capitolo della nuova ricerca, riguardo l'annessione compare la sottolineatura «volenti e nolenti», seguita dalla precisazione: «gli abitanti rimpiangono e in alcuni casi rivendicano l'indipendenza di un tempo, forti di tradizioni e usanze legate alla loro specificità. “Andemmo a Zena” dicono ancora molti, Ponentini o Levantini, Bisagnini o Polceveraschi quando si recano in centro». Un'osservazione così vera che negli ultimi anni Nervi e Sant'Ilario si sono infiammate chiedendo autonomia, ma Corinna non ripercorre il passato con vis polemica, vuole rintracciare come si costituirono questi abitati per ridarci la loro anima.
Corinna (di mamma nata a Fiume) scrive come fa lo strudel, «doc» ma personalizzato: usa la tradizione come una pasta lavorata a mani calde, i genovesi come gli ingredienti - renette, pinoli, uva passita - accesi e prosciugati da sole e vento di Liguria.
Il suo pregio come autrice (ha all'attivo un decina di ricerche su città e circondario montano: Sulle tracce della Via del Sale, Creuse in Albaro, La Via della Carta, A piedi al Santuario della Guardia..., ha nel cassetto due testi pronti), nasce da motivi specifici: la «militanza» (e quindi formazione) nel Cai e in Italia Nostra, la passione d'insegnante molto amata dai suoi allievi che accompagnava lungo questi itinerari genovesi per spiegare geografia e storia dal vivo. Motivo ancor più essenziale l'aver sempre verificato: con i piedi percorrendo i luoghi, con l'emozione guardando, e con il cervello riflettendo sulle notizie «percorse» attraverso Archivi e Biblioteche. Sue fonti gli autori latini (Tacito, Plutarco, Strabone nelle cui pagine è l'indicazione di antiche vie) e altri più vicini nel tempo: pellegrini medievali, commercianti dall'Europa verso il nostro mare, autori di diari di viaggio d'età moderna. Indubitabile il suo primo consiglio: «lasciate a casa l'auto!». Quanto alle piantine topografiche che qualche precisino si scandalizza di non trovare nel libro, Corinna risponde: «basta il Tuttocittà che non rispetta le proporzioni delle strade ma le indica». E basta se c'è lei a far da guida, pagina per pagina, luogo per luogo. Ogni scheda è accompagnata dall'indicazione del mezzo pubblico per arrivarci e la pubblica amministrazione potrebbe assumerla come pubblicitaria del Trasporto, perché al contrario dei mugugnoni su ritardi e disservizi, lei sottolinea: «Genova è ricca di mezzi assai vari, ascensori, funicolari, bus e treni che offrono un comodo servizio e durante il viaggio permettono un'osservazione serena di quanto sta attorno».
Con i suoi occhi è un modo diverso di apprezzare queste duecento pagine, dal Ponente al Levante, con le valli Polcevera, Bisagno e le confluenti, tutte descritte area per area, borgo per borgo. Preziosi i suggerimenti: «potrei ricordare che da Crevari, finite le foschie estive e cadute tutte le foglie, la vista sul golfo è più bella che mai»; «non salite a Pomà nel mese di luglio la stagione dei tremendi tafani che stazionano nell'acquitrino del rio omonimo».
A Pomà minuscola località, in fondo alla valle ai piedi di Monte Fasce e dove non arrivano mezzi pubblici, è dedicata la 79ª e ultima scheda. Come per tutte le altre menzionate parte dalla ricerca del toponimo. In questo caso lo definisce enigmatico, proponendo l'ipotesi da «post-mar» per la radice «mar» che indica la palude. Il significato «dopo la palude» sarebbe confermato nel toponimo di Premanico, da prae-maricus, «prima della palude». Delle abitazioni di Pomà dice che «si sentono» prima di vederle, sono infatti cani, galli e i richiami di altri animali a dare il benvenuto al visitatore. Il sentiero Pomà arriva ai giardini sotto i castagni secolari dove la famiglia dei Giustiniani dedicò a San Desiderio un'edicola e prosegue fino alla cappella di Sant'Alberto Eremita. A questi, patrono di Sestri Ponente, è dedicata la scheda VII ad inizio libro e Corinna si addentra negli intrecci di itinerari (la cappella era un punto d'appoggio per quanti salivano ai Piani di Fasce per proseguire verso la Fontanabuona), di vite di Santi (Desiderio era un contadino della valle Sturla che nel IV secolo divenne Vescovo di Langres in Borgogna, Alberto morì nel 1180 a Sestri dove era nato). Per chi desidera comprare il libro e si sta chiedendo «come inizia?», la risposta è: da Sampierdarena «dove c'era una grande spiaggia con una “cella” dei pescatori e una chiesetta per il loro patrono San Pietro». Con il toponimo «De Sancto Petro de Arena» la spiaggia ebbe fama dopo la traslazione delle ceneri di Sant'Agostino dalla Sardegna a Pavia.
Tante foto nel libro (alcune poesia dello sguardo, anche se Corinna non è contenta della resa a stampa: rimpicciolite, in bianco e nero..., ma alcune a colori sembrano quadri). La prefazione del libro è di Franca Guelfi (direttrice delle Guide di Italia Nostra) che ha presentato il libro alla Libreria del Porto Antico: erano in 150 a festeggiare l'autrice e Andrea Guglielmino, il direttore, ha dovuto chiedere sedie a tutti i locali vicini.