Il segreto dei «Dioscuri»: un’avventura da scoprire

Il maestoso gruppo che s’innalza sulla piazza del Quirinale è una copia romana risalente al III secolo dopo Cristo

Annalisa Venditti

Sulla piazza del Quirinale, dinanzi al Palazzo del Presidente della Repubblica, s’innalza da secoli il maestoso gruppo dei Dioscuri: giganti di pietra accompagnati dal fiero slancio dei loro colossali destrieri, a tal punto grandiosi da aver dato al luogo il suggestivo soprannome di «Montecavallo». I Dioscuri fanno parte di una scenografia millenaria e sono l’esempio di una bellezza per troppo tempo incompresa, di un’attenzione negata. A scoprire il loro segreto è oggi Paolo Moreno, docente di Archeologia e storia dell’arte greca e romana all’Università degli Studi di Roma Tre.
Professor Moreno, chi rappresentano i Dioscuri?
«I figli di Zeus, che a Roma godevano di un particolare prestigio perché avevano sempre aiutato i Romani in battaglia».
Qual è la storia del gruppo del Quirinale?
«È un’avventura straordinaria, tra le più belle dell’archeologia romana. Sono opere antiche che non hanno mai conosciuto l’interro. Le due statue, alte più di cinque metri, erano praticamente intrasportabili. Furono sempre nel luogo dove oggi si trovano ed ornavano fin dalle origini una fontana che apparteneva alle terme di Costantino. I Dioscuri sono nominati già nel Medioevo in quelle guide delle antichità di Roma che si chiamavano Mirabilia Urbis Romae. Sono ricordate anche le loro iscrizioni: opus Fidiae, opera di Fidia e opus Praxitelis, opera di Prassitele. Riportate successivamente nelle incisioni, le iscrizioni furono sostituite nel 1589 con quelle che vediamo oggi. Fu Papa Sisto V che le fece rifare, sistemando con una fontana i due Dioscuri. In quell’occasione una fu corretta: opus Fidiae venne mutato eruditamente in opus Phidiae. Una cosa è certa: anche se le iscrizioni attuali sono del Cinquecento, riprendono quelle antiche, perdute, ma ampiamente attestate. Si presume che le originali fossero tardo antiche, forse risalenti a quando le statue vennero sistemate nelle Terme di Costantino nel IV secolo dopo Cristo».
Cosa è accaduto nel corso dei secoli?
«Nel Medioevo si credeva che Fidia e Prassitele fossero i nomi di due maghi. Poi, grazie al progredire degli studi filologici, si prese coscienza che erano quelli di due artisti greci. A un certo punto, però, si capì che i due scultori non erano conciliabili tra loro per l’età. Fidia e Prassitele erano infatti vissuti a oltre un secolo di distanza, l’uno nel V, l’altro nel IV secolo avanti Cristo. Nell’Ottocento, grazie alle ricerche dell’archeologo Furtwängler, si arrivò a determinare l’esistenza di un Prassitele più vecchio, nonno del celebre scultore del IV secolo e contemporaneo di Fidia, il grande maestro del Partenone. Il dato dimostrava che i Dioscuri potevano essere del V secolo, opera l’uno di Fidia, l’altro di Prassitele il Vecchio. Questa perfetta impostazione è stata in seguito abbandonata. Gli studiosi si sono dimenticati dell’archeologia filologica. Si è preferito affermare che tutto fosse relativo e vago. Si è parlato di iscrizioni errate e dei Dioscuri come creazioni romane. Ma noi abbiamo due iscrizioni che nessuno può dire sbagliate e di Prassitele il Vecchio abbiamo notizia sicura dalle fonti».
Quindi sul Quirinale si trova la copia di un capolavoro di Fidia?
«Riprendendo la ricerca ho scoperto che lo schema dei Dioscuri del Quirinale era diffusissimo nel mondo greco, al tempo di Fidia e pure successivamente. Lo spunto l’ho avuto da un passo che nessuno aveva notato di Plinio il Vecchio in cui si parlava di un bronzo nudo colossale di Fidia che si trovava a Roma. Qualcuno doveva far scattare il cortocircuito: uno dei Dioscuri è un colossale nudo con scritto sotto opera di Fidia. A Roma abbiamo dunque un marmo dalle proporzioni gigantesche con il suo nome. Bisognava porsi il problema di capire se fosse la copia di un originale greco. I confronti stilistici con l’opera di Fidia li ho trovati nelle sculture del Partenone, nel frontone occidentale: Atena e Poseidone sono accostati in posizione divergente e ciascuno ha i cavalli del proprio carro. Le figure sono strutturalmente identiche a quelle dei Dioscuri. Ci sono confronti anche negli altri fregi: molte figure presentano lo stesso gesto».
Anche i cavalli dei Dioscuri si legano stilisticamente al Maestro del Partenone?
«Sono i cavalli di Fidia. Lo dimostrano la massa del corpo e l’identità del movimento rampante, lo stesso che vediamo nei marmi del Partenone. La somiglianza è evidente soprattutto con i cavalli del fregio e quelli del frontone orientale. I cavalli dei Dioscuri, come quelli di Fidia, partono, per la prima volta nella storia dell’arte greca, dallo studio da parte dell’artista della struttura interna della figura. Sono costruiti sullo scheletro con una violenza espressiva conturbante. La mandibola fa trasparire l’osso. I tendini sono molto sviluppati, la muscolatura del collo è evidente e poderosa. C’è un’identità totale con le sculture del Partenone».
A che periodo vanno datate le copie romane?
«I Dioscuri del Quirinale sono copie romane dell’inizio del III secolo dopo Cristo. Negli stessi anni inizia la loro fortuna sui sarcofagi. E questa è un’ulteriore prova della celebrità dei soggetti».