Il segreto di Powell: «Io re dello sprint anche da infortunato»

da Londra

Kelly Holmes, britannica olimpionica degli ottocento e millecinque non sarà ai mondiali di Helsinki. Non è riuscita a recuperare i problemi al tendine d’Achille. E come lei, Christian Olson, oro nel triplo ad Atene. Meglio non pregiudicare la mia caviglia, ha detto. E come lei e come lui anche Jan Zalezny, tre volte olimpionico e tre volte iridato del giavellotto. E come loro Maurice Greene, infortunato alla caviglia il mese scorso, che ieri ha dato forfeit anche dal prestigioso meeting di Londra, al Crystal Palace.
Tanti rinunciano, uno solo non molla: Asafa Powell, il giamaicano tifoso di Totti, che da giugno si porta in spalla l’ingombrante e prestigioso fardello di uomo più veloce della terra (9.77). I problemi all’inguine lo tormentano, ma solo oggi si scopre, o meglio, lui rivela, che c’erano prima e durante il record del mondo e che ci saranno oggi al meeting londinese e fra due settimane in Finlandia. «Perché, semplicemente - dice - non si tratta di un problema isolato, anzi, credo che questo problema non sparirà mai. Ci ho già vinto e sono sicuro di poter vincere anche qui a Londra e anche a Helsinki, benché sappia perfettamente quanto sia fastidioso ritrovarsi con un infortunio serio a due settimane dai mondiali. Però non mi preoccupo».
Le preoccupazioni vere per Asafa sono altre: per esempio le false partenze (alla seconda del parterre, e non del singolo, scatta la squalifica per il malcapitato) che potrebbero condizionare, se non falsare, le gare iridate. Indelebile è il ricordo della plateale sceneggiata di Joe Drummond a Parigi nel 2003. «L’attuale sistema è il peggiore di sempre, perchè quelli che non sanno partire bene fanno i furbi, mettendo tutti a rischio con una prima falsa partenza».