Il segreto di Schumi è nascosto nel parco

Verso l’addio. La «Bild» è sicura: «Lascia». Lo dirà domenica dopo il Gp di Monza. Anche il dt Brawn potrebbe andar via. Michael: «Mi sento italiano»

Benny Casadei Lucchi

Non l’ha detto ieri, non lo dirà oggi e neppure domani. Men che meno sabato. Lo dirà domenica, a motori appena spenti, a vittoria conquistata o ad umiliazione patita. Schumi si è preso questo rischio aggiuntivo per il week end del Gp d’Italia che inizia oggi: avrebbe voluto rinviare ancora, ci ha provato, ma la Ferrari, che assieme al tedesco aveva da mesi fissato per Monza la sede dell’annuncio, gli ha fatto capire che rinviare ancora non sarebbe stato bello per nessuno. Michael dovrà così battere due avversari: Alonso per tornare in corsa nel mondiale; e la propria, naturale, ritrosia ad aprire l’animo per annunciare l’addio e la nuova vita che sembrano ogni giorno più probabili. «Parlerà Jean Todt a fine gara e sulla futura squadra piloti ci sarà solo un comunicato» continuano a ripetere a Maranello, intanto però parlano molto in Germania, dove la Bild, ieri, è uscita con un categorico «Schumi si ritira» seguito da un lapidario «domenica il nostro eroe annuncia la fine della carriera».
A questo punto, in una logorante vicenda mediatica che di certezze ne ha portate pochine, di certo - massì, tuteliamoci -, di quasi certo c’è che Kimi Raikkonen sarà pilota Ferrari e al suo fianco avrà Massa. L’ultimo tassello è stato piantato ieri, quando Flavio Briatore ha annunciato il proprio rinnovo per due anni con la Renault, ufficializzando contestualmente Heikki Kovalainen al posto di Alonso. Per Kimi, il team francese era infatti l’unica, vera, destinazione alternativa alla Ferrari. «Non perdiamo un campione del mondo - ha detto Briatore - bensì iniziamo una nuova storia con un futuro campione... La sfida continua: avevamo scommesso su un giovane spagnolo ed è andata piuttosto bene, ora ci riproviamo». Meglio di così, il ragazzo finlandese non poteva essere presentato. Fra l’altro, Briatore ha scommesso pure sul nuovo test driver, il figlio d’arte Nelsinho Piquet.
Ieri sera Michael era a Monza per la consueta partita fra piloti e uno special team (il Grande fratello), ma prima, a Venezia per l’inaugurazione di uno store Ferrari, aveva detto sorridente: «Ormai, dopo 10 anni in Ferrari, sono quasi italiano». Frase che in altri tempi sarebbe passata sotto la voce «banalità» ma che ora assume valore di riassunto di una vita. Si vedrà. Intanto, cresce vistosamente la possibilità che Michael dica addio. Non si riesce ancora a capire se quest’ultimo riguarderà solo la pista e il tedesco resterà, fin da subito, in forza alla Ferrari per altre mansioni (consulente d’alto livello, uomo immagine) o se proprio saluterà tutti e sparirà a lungo. Con il suo addio, cresce anche la possibilità che Ross Brawn, dt e uomo a cui più di tutti, dopo Todt, Michael è legato, lasci a fine stagione. Nel caso, in quel di Monza, questione Schumi e nuovi piloti a parte, monsieur Jean Todt dovrà annunciare ben più di Raikkonen. Dovrà raccontarci quale sarà la Rossa del futuro, alla quale il presidente tifoso Montezemolo e il piccolo generale francese hanno lavorato negli ultimi mesi.