SEGUE DA PAG. 41

(...) Genova è irraggiungibile e da Genova non si va, in tempi e velocità imposte dal terzo millennio, verso alcun luogo.
Il tabellone dell'aeroporto batte trenta partenze ed altrettanti arrivi, la maggior parte da e per Roma: giusto la comodità di riportare a casa per cena qualche dirigente. L'aeroporto di Nizza supera di molto le cento partenze giornaliere. I treni che passano per Genova usano carrozze di serie B e segnano tempi di percorrenza disperanti: esiste un'altra Italia di linee superveloci, di carrozze comode, pulite, dotate di prese per il personal pc e di altre comodità. Sono gli assi portanti Torino-Venezia e Milano-Firenze-Roma. Pensare di andare verso la Francia è, per ora, un'avventura con tutto il sapore di un viaggio di inizio secolo: ma su questa tratta, la nuova linea, la si sta costruendo e speriamo di vederla inaugurata al più presto.
L'aeroporto di Albenga, che potrebbe con una manciata di linee a basso prezzo portare turisti tutto l'anno in Riviera, è considerato una bestemmia, un'esibizione di potere, senza capire che la Riviera di Ponente è a due ore da Genova e ad un'ora e mezza da Berlino o Londra.
La Cultura, come ogni altra mercanzia, ha bisogno di strade su cui viaggiare mentre Genova, come un animale ferito, sembra nascondersi per morire con pudore. In un mondo di wi-fi e cultura condivisa, di internet veloce, di social network, Genova è sconnessa. In tutta Europa ti siedi al bar, in libreria, in un ufficio pubblico, nel foyer di un teatro, apri il tuo pc e acchiappi il mondo, parli, racconti, ti informi, lavori. A Genova no. Rientro a Genova e scopro con tristezza che l'unico bar del centro che aveva wi-fi ha pensato bene di toglierlo. Per i controlli della polizia postale, dicono. Perché la gente non occupi il tavolino facendo qualcosa di più intelligente che pagare 8 euro un aperitivo, penso io.
Genova mi delude ad ogni ritorno, Genova che resterà la mia città, nonostante il lavoro mi porti già a rifare la valigia, mi delude con la sua rassegnazione al degrado, alla sporcizia, all'insicurezza, mi delude per come accetta passivamente di offrire ai suoi giovani solo bar e vicoli in cui smaltire la sbronza; Genova mi delude per come sceglie di essere una città ai margini del tessuto produttivo nazionale; Genova mi delude per come non reagisce mandando a casa un sindaco di cui, in due anni di lavoro, sfido chiunque a ricordare cinque cose che hanno migliorato la vita dei cittadini; Genova mi delude per come, caparbiamente, si ostina a pensarsi come un'enclave extra Schengen, come un luogo in cui uomini, merci e cultura, aggiungo io, non debbano viaggiare liberamente.
Il sacco di Genova è in atto: Genova vive oggi la sua decadenza da basso impero e per il quieto vivere nessuno fa una piega. Genova: una città dove, tra poco, la fermata del treno sarà facoltativa.