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(...) un braccialetto vero e proprio con un quadrante tipo orologio, solo un po’ più grande, e un altro apparecchio che sembra un telefonino in miniatura, più accattivante per i giovani. Sui quadranti ci sono i pulsanti: uno rosso che, se pigiato, mette direttamente in contatto con la centrale operativa, altri tre che possono essere collagati ad altrettanti numeri di familiari o del medico di fiducia e altri di accensione e spegnimento. Facciamo un esempio: se una ragazza viene aggredita per strada, può schiacciare il pulsante ,anche se non è in grado di parlare, il localizzatore satellitare fa conoscere immediatamente alla centrale la sua posizione. A questo punto la centrale manda le forze di polizia più vicine al luogo dove si trova la vittima, per un intervento tempestivo. Se invece la vittima è in grado di parlare può raccontare direttamente agli operatori il problema. Prendiamo ad esempio un anziano che ha perso il senso dell’orientamento: in questo caso l’operatore sarà in grado di farlo ritrovare. Ma c’è di più. Il braccialetto elettronico può anche essere tarato per un certo raggio di spostamento. Nel caso che lo indossi un anziano con problemi gravi di memoria l’allarme scatta qualora la persona si allontani troppo e rischi di perdersi.
Nella prima fase la sperimentazione avverrà per tre mesi durante i quali 35 braccialetti elettronici verranno testati su quattro categorie: scolari delle 4 e 5 elementare e prime e seconde medie, donne che lavorano di notte o che escono da sole alla sera, anziani e turisti. Il call center sarà in grado anche di rispondere in inglese. A giugno saremo in grado di sapere se il sistema messo in piedi dal Comune e dalle forze di polizia funziona: la speranza è che il braccialetto elettronico possa essere esteso al maggior numero delle persone con la facilità di un telefonino.