Il segugio Marine scova i tumori col naso

E' un labrador femmina, ha nove anni e un olfatto incredibile. Nove volte su dieci indovina la patologia. E la scienza ora vuole arruolarlo 

È fatta. Il nostro servizio sa­nitario, i nostri ospedali e cen­tri­di ricerca in perenne crisi fi­nanziaria possono smettere di alzare lamenti al cielo per i tagli e tirare un respiro di sol­lievo. Se le notizie che ci arriva­no dal mondo animale - que­sto sorprendente e spesso sot­tovalutato e maltrattato uni­verso - saranno verificate dal­la prassi, è in arrivo un meto­do diagnostico, praticamente infallibile, in grado di far ri­sparmiare migliaia di vite e mi­lioni di euro. Come si chiama? Si chiama tartufo. No, non il tuber magnatum che costa follie (dove sarebbe il risparmio?). Il tartufo - tutti i padroni di cani lo sanno - è il morbido, umido naso dei no­stri amici, quello con il quale fanno «sgnuf, sgnuf» e lo stam­pano sui vetri della macchina. Ma il tartufo dei cani - cioè il loro prodigioso olfatto - è in grado di fare ben altro. Già cin­que anni fa, pur tra molte per­plessità, l'« American Cancer Society » si occupò degli studi condotti per conto dell'Uni­versità di Berkeley in collabo­razione con l'Accademia po­lacca delle Scienze in una clini­ca californiana: tre labrador e due spaniel portoghesi aveva­no «annusato» il tumore al pol­mone in pazienti malati con la strabiliante precisione del 99 per cento, mentre avevano az­zeccato il tumore al seno con una precisione «solo» dell'88 per cento. Cioè una percentua­le molto vicina a quella di una mammografia. Mentre la dia­gnosi di tumore al polmone è risultata più precisa e più pre­coce di tutti i marker, di tutte le Tac Spirale e di tutti i test ge­netici. Gli studi sono proseguiti in varie parti del mondo, sulla ba­se di una informazione che proviene dalle sostanze emes­se dalle stesse cellule malate. E ora una strabiliante confer­ma: i cani possono individua­re anche il tumore al colon- ret­to in fase precoce. La scoperta ha un nome: Marine, un bel la­brador retriever femmina di nove anni che ha lavorato con un team di scienziati giappo­nesi guidati dal dottor Hideto Sonda della Kyushu Universi­ty . Marine è stata addestrata da un centro specializzatissimo, il St. Sugar Cancer Sniffing Dog Training Center di Mina­miboso nella prefettura giap­ponese di Chiba. Ed è stata messa alla prova testando il re­sp­iro e i campioni di feci di tre­cento persone, tra malati di cancro, persone sane e pazien­ti con patologie che potevano portare alle neoplasie intesti­nali. Marine ha identificato quali campioni provenissero da persone malate con una percentuale del 95 per cento nel test sul fiato e del 98% in quello sui campioni di feci. E la sua accuratezza è addirittu­ra risultata maggiore nei casi in cui la malattia era in fase precoce. Capito? Un naso cani­no si è rivelato efficace quanto una colonscopia o un test per la ricerca di sangue occulto nelle feci. Il caso è approdato alla rivi­sta scientifica «Gut» e viene a confermare le ricerche già in atto da tempo: l'Accademia delle Scienze Polacca - i cui studi già nel 2006 appurarono che i cani possono percepire le sostanze chimiche che si for­mano nei processi distruttivi delle cellule, anche se presen­ti nell'aria in quantità infinite­simali - riportava il caso di ca­ni che leccavano furiosamen­te piccole lacerazioni della pel­le dei loro padroni, ferite che poi si erano rivelate come me­lanomi. La miracolosa sensibilità dell'olfatto canino indica - co­me sottolineano gli autori del­lo studio giapponese- che il tu­more lascia una «firma» a noi ancora invisibile. «Se un gior­no riuscissimo a isolare la mo­lecola odorata dai cani - spie­ga il dototr Hideto Sonoda- po­tremmo sviluppare dei senso­ri in grado di individuarla». Per il momento le scoperte scientifiche confermano solo quanto poco noi sappiamo de­gli animali che ci vivono ac­canto e quanto invece dobbia­mo loro. Quanto sia profondo e insondabile il loro essere e quanto smisurata la nostra su­­perficialità, pari solo alla grati­tudine che invece dovremmo nutrire per loro.