Sei anni fa ammazzò la fidanzata ma presto Jucker tornerà libero

Ha risarcito i familiari della vittima e grazie a indulto, sconti e benefici vari a gennaio potrebbe uscire di cella

da Milano

Il tempo per i permessi premio è già arrivato, quello per tornare a casa è vicinissimo. Questione di settimane. L’avvocato Vinicio Nardo, parte civile, annuncia un «nuovo lutto». E spiega: «Per i genitori e per la sorella, Alenja muore per la seconda volta». La prima volta Alenja Bortolotto, una bella ragazza milanese, fu uccisa dal fidanzato Ruggero Jucker la notte del 20 luglio 2002 in un appartamento del centro di Milano. Un omicidio orrendo, compiuto con un coltello affilatissimo, di quelli che si usano per il sushi, senza alcun motivo: Jucker aveva una testa che funzionava male e nelle ore precedenti aveva fumato uno spinello potentissimo. Un crimine sconvolgente, anche per la notorietà dell’assassino, proveniente da una famiglia dell’alta borghesia.
Ora è la coda giudiziaria ad innescare nuove polemiche e precisazioni, sullo sfondo di un tema sempre più ricorrente nell’Italia di oggi: quello della certezza della pena. Com’è possibile che l’autore di un omicidio così efferato possa riconquistare la libertà a poco più di sei anni dal delitto?
È ancora Nardo a chiarire la questione: «In primo grado Jucker fu condannato a una pena molto elevata: trent’anni. E questo nonostante gli fosse stata riconosciuta la seminfermità di mente. In appello, invece, i giudici hanno seguito altri ragionamenti e hanno abbattuto la pena, portandola a 16 anni». Gli stessi, detto per inciso, inflitti ad Annamaria Franzoni per il delitto di Cogne. «Questo dimezzamento della condanna iniziale aveva provocato a suo tempo grande delusione nella famiglia della vittima - prosegue Nardo -, ora però si sta riaprendo una ferita che non si era mai rimarginata, perché ci arriva la notizia che Jucker nei prossimi mesi potrebbe uscire dal carcere. Prima in permesso, poi per sempre». Naturalmente, se il tribunale di sorveglianza glielo concederà, dopo aver studiato il suo dossier.
I calcoli devono tener conto, infatti, di tutte le norme previste dalla legge Gozzini e poi dell’indulto varato dal Parlamento. Dunque, la pena si riduce in partenza a tredici anni, sfruttando proprio il bonus votato da deputati e senatori; poi entra in gioco un altro strumento: la liberazione anticipata che funziona su base semestrale. In sostanza, chi riga diritto in cella, come Jucker a San Vittore, ha uno sconto di tre mesi l’anno. Jucker, dopo sei anni e tre mesi di detenzione ha già «guadagnato» un anno e mezzo. La somma di indulto e liberazione anticipata non chiude però la partita. «Jucker ha risarcito le vittime - precisa Nardo - versando alla mamma, al papà e alla sorella della vittima 1 milione e 289mila euro. Un passaggio importante perché gli spiana la strada che porta alla liberazione condizionale». In sostanza, la piena libertà che, secondo il codice, arriva dopo aver superato la metà pena e se gli anni da scontare non sono più di cinque. «Jucker - conclude Nardo - ha già abbondantemente superato la metà pena e il 20 gennaio potrebbe essere rimesso in libertà».
Raffaele Della Valle, legale di Jucker, preferisce non sbilanciarsi: «Aspettiamo ancora qualche settimana. Prima di Natale ci arriverà la relazione degli esperti sul percorso rieducativo compiuto dal mio cliente nel carcere di San Vittore. A quel punto decideremo cosa fare». In pratica, Jucker potrebbe chiedere subito i permessi premio, poi, nei mesi successivi, la liberazione condizionale. Ma procederemo con calma - aggiunge Della Valle - nulla è scontato, i giudici valuteranno tutti gli elementi, noi preferiamo il silenzio».
Certo i trent’anni del primo grado si sono via via accorciati, come un vestito sforbiciato: prima a sedici, in appello, poi a tredici con l’indulto e poi ancora con tutti gli «abbuoni» offerti dal legislatore. Sembra un gioco di prestigio, ma i sei anni e tre mesi già scontati vengono moltiplicati dall’aritmetica giudiziaria fino quasi a undici. «Io - sottolinea Della Valle - mi permetto di far notare l’imponenza del risarcimento, uno dei più alti se non il più elevato a memoria d’uomo a Milano. E poi Jucker in questi anni si è curato e si è fatto aiutare dagli educatori in carcere».
Nardo allarga le braccia: «Nessuno vuole che Jucker marcisca in cella, ma certo per la famiglia quello che sta succedendo è un dramma nel dramma». E l’opinione pubblica dovrà metabolizzare anche questa storia, dopo i casi Maso e Carretta.