Sei corsie e zero curve, ecco l’incrocio della morte

È lo stesso punto dove due mesi fa furono travolti i due fidanzatini a bordo di uno scooter

da Roma

Lo hanno già ribattezzato l’incrocio maledetto o il crocevia della morte. E se lo si guarda distrattamente da lontano, per esempio da Porta Pia, o se ci si passa in mezzo a passo spedito e con gli occhi spalancati, non è difficile intuire il perché: quell’incrocio fa sempre e comunque paura. Tanto di giorno, soffocato da un andirivieni incontrollabile di auto, bus e jumbo-bus, tram e scooter, quanto di notte, quando all’uscita da ristoranti e discoteche l’alcol appanna i riflessi.
Sei corsie, preferenziali incluse, su via Nomentana. Tre carreggiate con doppi binari divise da cordoli, strette ma dritte per tre chilometri, su viale Regina Margherita e viale Liegi da una parte, fino a piazzale del Verano dall’altra. Nemmeno una curva, solo qualche rotatoria. Così, con il conforto dell’onda verde, spesso senza, i giri possono salire di parecchio e l’autocontrollo diventare un optional. Ma è sulla stessa striscia d’asfalto dove ha trovato la morte Rocco Trivigno, sempre quella, che il 22 maggio sono stati uccisi altri due giovani, Alessio Giuliani e Flaminia Giordani. Simile la dinamica, identico il luogo: l’incrocio della morte. Allora sommare i fattori diventa un obbligo ed è difficile parlare di coincidenze o di tragica fatalità. «Qui nessuno bada a regolare il traffico, la guardiola dei vigili è sempre vuota, che cosa la tengono a fare?», tuonano i residenti, svegliati ancora una volta da una brutta notizia. Luglio e il caldo stanno spingendo i romani lontano da Roma, ma il quartiere Nomentano fa eccezione: è pieno di uffici, banche, studi medici e negozi. La gente si commuove ma non si meraviglia, comunque dice la sua: «Pur di passare, gli automobilisti sono disposti a tutto, non sa quanti motociclisti sono finiti a terra, per non parlare dei pedoni che qui rischiano puntualmente la pelle», fa una signora che abita dietro l’angolo. «Malgrado la presenza dei semafori nessuno li rispetta», commenta Maria Scicolone, sorella di Sophia Loren e madre di Alessandra Mussolini. La sua casa è proprio davanti al luogo del fattaccio, come quella di una sua vicina, che esagera: «È un incrocio infernale, una zona maledetta». Anche su un altro punto sono in molti a trovarsi d’accordo: né un presidio fisso da parte dei vigili, né una telecamera sparamulte sarebbero serviti a evitare il peggio. La pensa così anche Gianni Alemanno, primo cittadino di Roma: «Quell’incrocio lo andremo a monitorare, ma qui è un problema di criminalità e non di segnaletica». Forse nemmeno un passaggio a livello abbassato sarebbe bastato per fermare la corsa senza controllo di quel furgone bianco.