Sei donne alla ricerca del potere

Creature senza tempo dominano uno spazio vuoto. Uno spazio tutto femminile, fatto di pensieri, immagini, parole, destini, che mescolano passato, presente e futuro, cristallizzandosi in un istante eterno. In scena solo sei donne, o meglio sei aspiranti regine. Sono fissate nell'attimo precedente la caduta determinata dalla ricerca di potere come ricerca di immortalità. Qui si concentra l'attenzione della regista Maria Pia Pagliarecci nella messinscena de Le Regine di Normand Chaurette, in prima nazionale fino al 16 gennaio al Teatro Libero. E anche se la regista ama sottolineare il «non tempo» caratteristico del suo lavoro lo spettacolo rievoca la morte di Edoardo IV, re d'Inghilterra, e la corsa al trono dei suoi legittimi eredi ancora bambini.
«Questo lo sfondo storico della vicenda - dice la regista -. Qui si agitano, si rincorrono, si diffamano sei donne che in modi differenti aspirano al trono. Qui viene fuori tutta la violenza generata dalla sete di potere. Ma nell'ombra delle donne sempre i loro uomini, del resto il loro destino dipende completamente dai mariti e dai figli». «Sei donne - continua la Pagliarecci - che, seppur tratte da Riccardo III di Shakespeare, seppur debitrici della potenza drammatica di quell'opera, sono figlie del nostro tempo, passate attraverso il crollo delle illusioni, senza nessuna cosmogonia ben confezionata pronta a sorreggere e sostenere la ragione del loro essere regine, creature immortali, divine».
Libera me da morte aeterna! Sembrano chiedere incessantemente le sei donne. «Ricerca del potere come ricerca di immortalità - continua la regista -, come mezzo per rifuggire l'oblio a cui ci consegna la morte. Ma l'oblio trionfa comunque, nonostante la corona, nonostante la fama, i gioielli, gli oggetti preziosi, nonostante la garanzia di successione, i monumenti funebri, nonostante il nome nei libri di storia. E allora regnare un secolo o dieci secondi è la stessa cosa, la meraviglia di brillare dura un attimo: in un istante svanisce ogni cosa che brilla». Ecco allora che il palazzo, i depositi, l'enorme fornace - tutti i luoghi dove si svolge la vicenda - sembrano luoghi immaginari, privi di ogni concretezza. Così i confini delle cose come i destini di queste sei donne spariscono sotto una spessa coltre di neve, l'unico elemento in scena, delineando una dimensione sovrannaturale.
«Un testo decisamente contemporaneo nel linguaggio - chiosa la regista -. Pura drammaturgia contemporanea con riferimenti al teatro dell'assurdo».
Le Regine
teatro Libero
fino al 16 gennaio