Sei fedele e hai problemi? Chiama C’è il call center che prega per te

Alla Basilica di santa Anastasia a Roma, un gruppo di 168 volontari recita orazioni «su richiesta»

da Roma

Ormai, per una preghiera, non ci si rivolge più alla nonna o alla vecchietta vicina di casa, esperte di chiesa e orazioni particolarmente «efficaci». Ora c’è il «call center» della fede: il cittadino telefona alla parrocchia, lancia la sua richiesta d’aiuto e un gruppo di preghiera si mette al lavoro per lui, chiedendo l’intercessione del Signore.
L’iniziativa, che garantisce una copertura totale sette giorni su sette, è nata nella Basilica di Santa Anastasia al Palatino a Roma, dove il rettore don Alberto Pacini, consapevole che la fede può aiutare a risolvere i problemi della gente, ha messo in piedi un vero e proprio servizio di ascolto e di preghiera per coloro che si trovano in difficoltà e chiedono di pregare per loro. «Ci sono tante persone che sono impossibilitate, per serie ragioni, a venire in chiesa per pregare e ce ne sono altrettante che hanno bisogno di aiuto o di un semplice conforto - spiega padre Gregorio, aiutante del rettore e attivo telefonista del “call center” - Il nostro servizio è rivolto a tutta questa gente».
Al «call center» della fede ci si può rivolgere tutti i giorni della settimana, domeniche incluse: il gruppo di preghiera è infatti composto da almeno 168 persone, che riescono a coprire l’arco dell’intera settimana.
Il mercoledì, poi, dalle 21 alle 23, componendo il numero della basilica si attiva una segreteria telefonica sulla quale si può registrare il proprio appello, con la richiesta di preghiera. «Cerchiamo di esaudire tutte le richieste», racconta padre Gregorio. «Ci sono persone che non hanno un lavoro - spiega - e chiedono per questo una intercessione. Persone che hanno problemi economici, mentre altri ci chiedono di superare le paure che li opprimono». Fra gli «utenti», compaiono anche «madri che chiedono al Signore di vegliare sui problemi scolastici dei figli. Ma ci sono anche mariti e mogli che chiedono di pregare per il loro matrimonio che va in frantumi. Ovviamente a noi si rivolgono anche persone con gravi problemi di salute». Ma se qualcuno telefona per augurare del male a qualcuno, «be’ - avverte il padre telefonista - sappia che noi in questo caso non possiamo esaudire le sue preghiere. Le deviazioni della gente non possono certamente entrare nello spirito del nostro call center».
Un servizio collaudato nel tempo grazie alla intraprendenza del padre rettore che non ha lasciato nulla al caso. «Don Alberto ha pensato anche a curare l’aspetto tecnico del servizio», dice padre Gregorio. E così ecco i turni giornalieri al telefono dove, tra sacerdoti e laici, si suddividono in quattro o cinque. «Una volta ricevuta la telefonata con la richiesta di aiuto scatta il lavoro del gruppo di preghiera. Oltre un centinaio di persone, circa 168, a turno, si riuniscono nella cappelletta della basilica e si mettono a pregare. Il nostro compito è quello di ascoltare, il resto lo fa la fede».